NEWS

La vita del capofamiglia secondo i Veda

31 dicembre 2006

del Prof. G. Venkataraman

--------------------------------------------------------------------------------

Sai Ram e saluti da Prashanti Nilayam.




LO STATO DEL CAPOFAMIGLIA


Questo è il mio sesto discorso di questa serie. La volta scorsa ho finalmente cominciato ad addentrarmi nel vivo dei Veda, come vi avevo promesso sin dall'inizio, ed abbiamo visto come un bambino viene ammesso nell' Ashram di un Acharya per imparare i Veda. Questa volta facciamo un salto in avanti ed arriviamo al momento in cui il discepolo lascia il Guru e si prepara ad entrare nella vita. Egli torna a casa, si riunisce alla famiglia e, con il consenso dei genitori e dei parenti, si sposa e compie i doveri della vita insieme alla moglie, come stabilito dalle Scritture. Comincerò da alcuni versi che vengono cantati durante la celebrazione del matrimonio. Ma prima introdurrò brevemente il concetto del matrimonio ai tempi dei Veda. È da notare che quasi tutte le società, indipendentemente l'una dall' altra, hanno stabilito l'usanza del matrimonio, tramite il quale un uomo ed una donna entrano in una santa alleanza a vita, allevano figli e cercano di godere di una vita prospera. Invariabilmente, in tutte le comunità del mondo, il matrimonio non era solo la stipula di un contratto sociale, bensì aveva anche un aspetto religioso, oltre ad essere, naturalmente, occasione di festa e celebrazione. Il matrimonio era l'inizio di un nuovo capitolo nella lunga storia di sostenimento della razza umana. Al giorno d'oggi il matrimonio è spesso visto come coronamento di una storia d'amore, focalizzata largamente sull'unione fisica. Addirittura, negli scorsi decenni l'accento eccessivo sulla parte fisica ha raggiunto un punto tale per cui il matrimonio non è più neppure considerato necessario. Una coppia si forma ed i due vivono insieme fino a quando lo desiderano senza alcun concetto di responsabilità sociale o di peccato. Concetti come il matrimonio sono ritenuti fuori moda, irrilevanti, e persino privi di significato. Anzi, ridicolizzare la tradizione è considerato molto moderno e progressista.





IL MATRIMONIO AI TEMPI DEI VEDA


Ai tempi dei Veda le cose erano molto differenti. Gli esseri umani non si consideravano individui separati dal tutto, sentivano invece di essere una parte vitale del tutto cosmico, in cui ognuno aveva un ruolo ben determinato nel sostenimento della vita e della ruota del Dharma. Il Dharma era la parola-chiave. Il Bramino in particolare non solo doveva sostenere il Dharma personalmente al meglio delle proprie capacità, ma aveva anche la responsabilità di guidare gli altri a fare lo stesso. In questo compito, il suo partner era la sua consorte, e questo è il motivo per cui la parola usata per la moglie del Bramino era Sahadharmini, che significa Œchi partecipa con lo stesso diritto a sostenere il Dharma¹. Come faceva la coppia a sostenere il Dharma? Non solo agendo in modo sincero, ma anche compiendo azioni specifiche che facevano parte dei doveri prescritti. Ci tornerò più tardi, ma per il momento ci basti sapere che ai tempi vedici il matrimonio non era finalizzato solo alla procreazione ed alla propagazione della razza umana. In alcuni dei Suoi Discorsi, specialmente in uno, memorabile, pronunciato durante i Corsi Estivi del 1996, Swami descrisse il matrimonio di Rama e Sita. In quell' occasione disse che non si trattava di un matrimonio normale - infatti ad unirsi erano Paramatma e Prakriti, volendo con questo significare che avveniva un' unione fra la Coscienza Cosmica rappresentata da Rama e l'Energia (o Shakti) Divina rappresentata da Sita. In un certo senso l'unione di un uomo e di una donna uniti in un matrimonio sacro simboleggia l'unione di due parti complementari, a formare l' intero.


Un tipico matrimonio indù




UN TIPICO MATRIMONIO INDÙ


Tornando alla cerimonia del matrimonio: si trattava di un affare piuttosto elaborato, che implicava che il padre stava cedendo la figlia al futuro genero. Qui è bene ricordare ciò che Swami ha raccontato sul matrimonio di Rama e Sita. Davanti al sacro e santo fuoco, Janaka, il padre della sposa, e Rama cantavano i Mantra, come prescritto, sotto la guida di Rishi di gran fama, quali Viswamitra e Vasishta. Ad un certo punto, Janaka disse: "Eccoti mia figlia Sita." Rama avrebbe dovuto voltarsi verso di lei e guardarla, ma non lo fece. L' imperatore Janaka ripetè la frase di rito una seconda volta e ancora una volta Rama non si girò a guardare Sita. Quando Janaka ripetè la stessa frase per la terza volta, Rama disse a Janaka, ³Non sono ancora formalmente sposato, ed un uomo non sposato non deve guardare le donne². Qualcuno potrebbe dire che questa era una situazione limite, ma tale era l' estrema serietà con la quale a quei tempi veniva osservato il codice di condotta morale.




I VOTI MATRIMONIALI DAVANTI
AL FUOCO SACRO


La cosa che più colpisce nel matrimonio vedico è il ruolo centrale del fuoco sacro. Agni, il Signore del Fuoco, impersona il ruolo del testimone e tutte le dichiarazioni e le promesse sono fatte con Agni come testimone. Questo è l'equivalente di un giuramento fatto con la mano posata sulla Bibbia o sul Corano. Nel sistema vedico, tutto il matrimonio veniva celebrato con Agni come testimone. Una volta che si giurava su Agni, si doveva mantenere la promessa, qualsiasi cosa succedesse.







Il matrimonio di Rama e Sita


Incidentalmente, Swami racconta un episodio interessante successo durante il matrimonio di Rama. Una delle promesse che lo sposo doveva fare alla sposa è che egli avrebbe soddisfatto i desideri della sposa o qualcosa del genere. Quando il sacerdote cantò quel Mantra, Rama avrebbe dovuto ripeterlo, ma non lo fece. Il sacerdote lo cantò una seconda volta, e Rama rimase ancora una volta silenzioso. Allora il sacerdote lo esortò: ³Rama, devi cantare il Mantra.² Rama rispose: ³Mi dispiace, ma non lo farò² ³Ma perché?² chiese il sacerdote. Rama replicò: ³Appartengo alla famiglia reale, ed un giorno dovrò governare, perché sarò re. Per un re i sudditi vengono prima di tutto, persino prima della moglie. Se facessi questa promessa, dovrei dare a mia moglie la priorità sui miei sudditi, e questo andrebbe contro il mio Dharma di re.² Anche qui avete un esempio di quale fosse la priorità assegnata al Dharma. Tornando ad alcuni dei riti, lo sposo prendeva la mano della sposa, e questa era probabilmente la prima volta che la toccava. Poi la sposa si alzava, e doveva mettere la punta del piede destro su una pietra. In quel momento lo sposo doveva dire: "Vieni, sali sulla pietra. Sii forte come la pietra, resisti ai nemici, sconfiggi chi ti attacca."
Poi lo sposo versava un po' di riso crudo nei palmi delle mani giunte della moglie, dicendo:


Ti dò questo grano,
Che mi apporti benessere,
Che ti unisca a me.
Che Agni ci ascolti.


Agni non era solo un testimone, ma anche il protettore. Dopo che lo sposo aveva finito di recitare questi versi, la sposa gettava il riso nel fuoco - forse questo era un gesto simbolico al fine di trasmettere la preghiera ad Agni. Poi lo sposo continuava:


Questa donna, gettando il grano nel fuoco, chiede:
Benedizioni a mio marito.
Che i miei parenti prosperino.


A questo punto la coppia camminava intorno al fuoco mentre lo sposo cantava i Mantra che simboleggiavano la loro unione come marito e moglie. Dopo questo, si arrivava al famoso rito dei sette passi, durante il quale la sposa faceva un passo dietro l'altro, mentre lo sposo diceva:


Un passo per il vigore,
Due passi per la vitalità,
Tre passi per la prosperità
Quattro passi per la felicità,
Cinque passi per il bestiame,
Sei passi per le stagioni,
Sette passi per le amicizie,
Al mio devoto.


Dopo il settimo passo la sposa restava ferma mentre lo sposo continuava dicendo:


Con sette passi diventiamo amici,
Fammi raggiungere la tua amicizia,
Non mi escludere dalla tua amicizia,
Che la tua amicizia non mi sia tolta.


A questo punto, toccando il cuore della sposa, lo sposo diceva:


Io tengo il tuo cuore in servizievole amicizia,
La tua mente segue la mia,
Tu gioisci nella mia parola con tutto il tuo cuore,
Sei unita a me dal Signore di tutte le creature.


La coppia a questo punto lasciava il luogo in cui veniva celebrato il matrimonio e la sposa seguiva lo sposo a casa sua, che poi era la casa dei genitori di lui. Quando se ne andavano, si portavano via parte del fuoco sacro in un vaso di terracotta, che, si supponeva, avrebbero dovuto tener acceso per tutto il tempo del loro matrimonio. Il fuoco così diventava costante testimone della vita della coppia. Quando la coppia raggiungeva la casa dello sposo, questi diceva:


Entra con il piede destro,
Non restare fuori.


Poi la coppia stava seduta in silenzio fino a dopo il tramonto, quando le stelle diventavano visibili, dopodiché uscivano, ed il marito indicava alla moglie la stella polare, dicendo:



Sei risoluta, ed io ti vedo.
Sii risoluta con me, o florida [donna]!
Brihaspathi ti ha dato a me,
Per vivere con me cento anni,
Per far figli con me, tuo marito.



Non posso essere certo di essere riuscito a farvi percepire l'aroma dei riti dei matrimoni vedici, ma se solo sono riuscito a trasmettervi la visione cosmica del matrimonio che avevano a quei tempi, allora non avrò parlato invano.





Matrimonio indiano






QUAL È IL NOSTRO DHARMA?


Permettete che torni un attimo alla faccenda del Dharma. La parola Dharma viene spesso tradotta come 'retta condotta'. Per noi, che abbiamo la cosiddetta visione secolare, retta condotta potrebbe significare essere sinceri, non far del male agli altri e così via. Sì, anche tutte queste cose fanno parte di una retta condotta. Ma, a quei tempi, la pietra miliare della retta condotta consisteva principalmente nel compiere il proprio dovere. Un uomo poteva non aver mai detto una bugia e non aver mai fatto del male a nessuno, ma se non compiva i propri doveri stava deviando dal proprio Dharma. Nella vita compiere il proprio dovere implicava, fra le altre cose, esprimere gratitudine. Ai giorni nostri raramente si realizza quanto si deve agli altri. Dopo la fine di una famosa battaglia, Winston Churchill, in un tributo ai giovani uomini della Forza Aerea Reale Britannica, disse: "Nessuno ha mai dovuto così tanto a così pochi." Nella vita ciascuno di noi deve così tanto a così tanti... a cominciare da Dio.


I CINQUE YAJNA


Ai tempi dei Veda, lo Yajna era uno dei mezzi mediante i quali vari debiti venivano estinti. Swami dice:


"Cinque sono gli Yajna prescritti come obbligo per ciascun essere umano"




Ecco i cinque Yajna a cui si riferisce Swami. Essi sono:

1) Rishi Yajna,
2) Pitru Yajna,
3) Deva Yajna,
4) Athithi Yajna,
5) Bhuta Yajna

Ora vi darò la spiegazione del significato di ciascuno di essi, a cominciare dal Rishi Yajna.


1) Rishi Yajna


Furono i Rishi a dare le Scritture, specialmente i Veda. Pertanto dobbiamo esprimere gratitudine a questi Saggi dell' antichità. Come possiamo ringraziarli? Ricordandoli per un minuto e poi studiando con attenzione le Scritture. Questo significa che non dobbiamo solo sfogliarne le pagine, ma anche che dobbiamo ricordarci tutte le prescrizioni in essa contenute.


2) Pitru Yajna


Normalmente, la parola Pitru significa genitori, ma ai tempi dei Veda con Pitru venivano indicati anche gli avi. Noi non ci rendiamo davvero conto di quanto dobbiamo ai nostri antenati. Se oggi stiamo bene sotto molti aspetti, in grande misura ciò è dovuto ai sacrifici da loro fatti ai loro tempi. Mi viene in mente un discorso che l'oggi defunto V.K.Narasimhan, allora editore del Sanathana Sarathi, tenne per gli studenti di Swami alla Divina Presenza, nel Trayee (il Mandir) dell' Ashram di Brindavan. Il sig. Narasimhan, nel suo stile inimitabile, disse: ³Studenti, molti di voi sognano di emigrare in America perché quella sembra la terra del latte e miele. Ma non sapete che se oggi l' America prospera è per merito dell' enorme sacrificio e del tremendo lavoro svolto dagli immigrati dello scorso secolo? Voi volete goderne i benefici, ma che ne è del vostro contributo? Questo Paese ha bisogno di sacrificio, dovete stare qui e fare ciò che gli immigrati fecero in America cento anni fa. Se lo farete, anche l'India prospererà .² Parlare dell' arricchimento dell' America mi fa tornare alla memoria una bella storiella che coinvolge il famoso attore Danny Kaye, che è stato anche Ambasciatore dell' UNICEF, l' associazione che si prende cura con amore di tutti i bambini del mondo, specialmente nei Paesi in cui l'infanzia è più sofferente. Il padre di Danny Kaye era un immigrato polacco, arrivato in America probabilmente all' inizio del secolo scorso. Come sapete, in quel periodo centinaia di migliaia di persone provenienti da tutte le parti d'Europa si riversarono in America, alla ricerca di una vita migliore. Il padre di Danny Kaye era uno di essi. Dopo alcuni anni egli tornò nella sua città d'origine in Polonia per una breve visita. I suoi vecchi amici subito gli si fecero intorno e gli posero ogni sorta di domande sull' America. Uno di essi gli chiese: ³È vero che in America le strade sono pavimentate d'oro?² Il padre di Danny Kaye rispose: ³No,non è vero, anzi, molte strade non sono pavimentate affatto, neppure con le pietre. E sapete che lavoro faccio io? Pavimento le strade con le pietre!² Ecco, vedete, non si mangia mai gratis, e abbiamo il dovere di esprimere gratitudine per tutti i benefici di cui possiamo godere nella Società. Nell' era Vedica, l' espressione della gratitudine formava una parte importante della vita di tutti.

3) Deva Yajna

Bene. Fin qui abbiamo parlato di dueYajna. Ora cominciamo con il terzoYajna, il Deva Yajna. Questo era l'offerta di un omaggio riverenziale alle Divinità, specialmente a quelle associate con le forze della natura. Perché questo? Gli antichi credevano che quando piove abbiamo il dovere di esprimere gratitudine al dio della pioggia. Se splende il sole, allora siamo in debito di qualcosa con il dio sole, e così via. Ai nostri giorni e in questa epoca tutto questo può sembrare divertente, se non addirittura stupido, ma la metterò a questo modo: non abbiamo esattamente bisogno di pregare una od un' altra divinità, ma non potremmo almeno pregare per ringraziare Dio onnipotente del fatto che abbiamo il sole, il vento, la pioggia e così via, senza i quali saremmo tutti morti?





"Grazie, Signore, per il sole, per il vento e per la pioggia"


Inoltre, non abbiamo il dovere di mantenere incontaminati e puri - e cioè non inquinati - gli elementi della natura, quali l' aria, l' acqua e la terra? Non posso fare a meno di citare una sessione nel Trayee di Brindavan alla quale, insieme agli studenti di Swami, ebbi il privilegio di presenziare. Swami disse che l'uomo moderno ridicolizza gli antichi tacciandoli di superstizione e stupidità. L'uomo moderno dice: "Guardate quegli idioti, adoravano la terra, l'aria, e persino i serpenti. Che stupidi!²


Swami poi aggiunse: ³Gli antichi non inquinavano l'aria e l'acqua e rispettavano tutti i costituenti della natura, inclusi gli animali. L'uomo moderno invece, oltre ad inquinare pesantemente la terra, l'acqua e l'aria, sta distruggendo anche intere foreste e provocando l'estinzione di molte specie animali, senza preoccuparsi dell'equilibrio bio- ed ecologico. Chi è più stupido? L'uomo moderno, che sta causando la distruzione di tutti i doni di Dio, o gli antichi, che non solo preservavano ciò che Dio aveva dato loro, ma che Gli erano anche grati per le Sue benedizioni?"


Non è possibile dare una valutazione più efficace di questa della vita e della filosofia vedica. A proposito, questo rispetto per gli antenati e l'ambiente si trova in molte culture tradizionali, per esempio fra gli Indiani Americani. I veggenti vedici, però, avevano una visuale dell'universo molto più cosmica di quella di altre culture, come forse vi spiegherò in una lezione successiva.


4) Athithi Yajna e 5) Bhuta Yajna


Due parole sui due Yajna rimanenti, cioè sull' AthithiYajna e sul Bhuta Yajna. Il primo implica che si deve offrire una cordiale ed amorevole ospitalità agli ospiti, mentre il Bhuta Yajna prescrive di fare tutto il possibile per sostenere tutti gli elementi dell'ambiente - le piante, gli alberi, i pesci, gli uccelli e gli animali. Il marito eseguiva diligentemente tutti questi yajna, e la moglie gli forniva tutto l'aiuto che gli era necessario.




I DOVERI DI FAMIGLIA


Prima di proseguire con il viaggio vedico penso che valga la pena di fare una pausa per qualche istante e riflettere sugli yajna di cui sopra, e specialmente sulla loro importanza nei tempi attuali. A molti questo può sembrare un grande spreco di tempo, ma invece di focalizzarsi sulle procedure associate ai riti vedici, concentriamoci sui principi fondamentali della vita vedica. La prima cosa è il concetto di famiglia. La famiglia è l'atomo della società, e così è sempre stato nella storia, in tutti i Paesi ed in tutte le culture. È solo in tempi molto recenti che il concetto tradizionale della famiglia è stato minato con pratiche che cercano di rendere irrilevante il matrimonio, e tutto questo in nome della libertà personale. Mi ricordo che quando ero Vice-Rettore una volta mi trovai a leggere il discorso che una signora canadese, un' educatrice, aveva pronunciato ad una Convocazione di una delle nostre università. Diceva che in Canada centocinquanta anni fa la maggior parte della gente viveva in fattorie. Ogni fattoria era gestita da una famiglia e tutto il lavoro doveva esser fatto dai membri della famiglia stessa - il padre, la madre, i figli e le figlie . Dato che tutti facevano più o meno lo stesso tipo di lavoro, non c'erano problemi di sesso di appartenenza, cioè gli uomini e le donne erano considerati allo stesso livello. Ma quando in Canada cominciò il processo di industrializzazione e sempre più gente cominciò a trasferirsi nelle città, le cose subirono un improvviso e drammatico cambiamento. Molti uomini cominciarono a lavorare negli uffici ed il loro lavoro li costringeva a girare per il Paese. Questo permetteva loro di divertirsi mentre erano in viaggio, bevendo, facendo corsi di golf, visitando i locali notturni e così via. Le donne, invece, confinate in casa, erano obbligate a fare i lavori domestici, a tirar su i figli etc. Fu allora che il sentimento femminista cominciò a nascere e a diventare forte.




L'IMPORTANZA DELLA GRATITUDINE


Dove voglio arrivare è che quando la vita si allontana dal dovere, il risultato è una mancanza di equilibrio. Nella società vedica si era sempre focalizzati sul dovere, sulla responsabilità , sul sostenimento della società e della natura. Se analizzate uno per uno tutti gli yajna menzionati prima, troverete sempre che una corrente sotterranea li lega: quella del dovere. Prendiamo per esempio il Rishi Yajna. Uno potrebbe dire: ³Che me ne importa? Non ho alcun interesse per i Rishi.² Il punto non è se avete interesse per i Rishi o meno, ma che si costruisce su ciò che già c'è. Sapete che cosa disse Newton, il grande scienziato? ³Se sono riuscito a guardare più lontano di molti, è perché stavo in piedi sulle spalle di altri.² Nella Scienza lo facciamo continuamente. Non possiamo dire: "Questo Galileo è vissuto cinquecento anni fa. La sua è roba vecchia. Dimentichiamola! ² Non possiamo farlo. Al primo anno di insegnamento di fisica, si deve insegnare che cosa scoprirono Galileo, Newton ed Archimede. In tutte le branche della conoscenza esiste un' essenziale continuità.







Un Rishi


Non possiamo neppure dire che Newton è importante e che i Rishi non lo sono. Furono gli antichi a darci la prima idea sui movimenti dei pianeti. Furono essi a creare i primi almanacchi. In India, la pianta del neem viene usata per centinaia di cose a causa delle sue strepitose proprietà medicinali. Questa conoscenza sulle proprietà medicinali del neem, della curcuma etc., ci proviene da tempi molto antichi. Non dobbiamo farci beffe di loro, non credete? In breve, il Rishi Yajna dev' essere visto come un'espressione di gratitudine verso gli antichi per tutto ciò che ci hanno tramandato, dalla scoperta del fuoco all'invenzione della ruota, dallo sviluppo dell'agricoltura alla lavorazione del metallo. Un' espressione di gratitudine è un segno di civiltà; l'ingratitudine, al contrario, è il segno di un comportamento incivile. Per quanto riguarda il Pitru Yajna, esso non implica l' esecuzione di qualche rito, ma il ricordo degli antenati defunti e, cosa più importante, il fatto di essere pronti a compiere qualsiasi sacrificio a beneficio dei propri genitori. Le necessità della vita moderna sono diventate tali che la gente si è trovata lentamente condizionata a dare importanza alla sicurezza personale in termini di denaro, lavoro, carriera etc. Inevitabilmente i genitori hanno perso d'importanza, specialmente una volta che hanno esaurito il loro ruolo. Il prossimo passo è quello di vederli prima come qualcosa di irrilevante, e più tardi addirittura di fastidioso. Questa non è un' attitudine occidentale e basta, ma una realtà globale. Mi ricordo di aver visto due splendide commedie rappresentate molti anni fa nel Poornachandra in occasione del Capodanno Cinese. In entrambe il tema affrontava il modo in cui al giorno d'oggi i genitori anziani vengono ignorati o persino abbandonati. Fu allora che capii che questo genere di cose non avvengono solo in America od in India, ma anche in Cina. A proposito, in entrambe le occasioni l' attore principale era un ragazzino cinese che aveva fatto letteralmente innamorare il pubblico. Fu un grande successo, e a Swami il suo modo di recitare piacque moltissimo. Ed ora una parola sull' Athithi Yajna, che ai tempi antichi, quando i Sannyasi giravano per il Paese, aveva una particolare importanza. I Sannyasi sono rinuncianti per definizione. Non hanno famiglia, non hanno casa, non hanno soldi... niente di niente, Vagano in teoria per visitare templi sacri, ma durante i loro pellegrinaggi parlano sempre di Dio e diffondono la buona novella. A quei tempi, quando un Sannyasi arrivava in un villaggio, la gente gli dava il benvenuto e gli offriva ospitalità.





Un Sannyasi


Questo era considerato non solo un onore, ma persino un dovere, perché era prescritto dai Veda. Se gli abitanti del villaggio non lo avessero fatto, i Sannaysi non avrebbero potuto svolgere il loro ruolo né avrebbero potuto dare il proprio contributo alla Società. I filosofi vedici sapevano tutto sull' amministrazione del sistema: se un'istituzione era benefica, doveva essere sostenuta, e per farlo di doveva allestire la procedura adatta. Lo stesso è valido per il Bhuta Yajna. In India abbiamo una festa chiamata Naga Panchami, in cui viene adorato il serpente. La gente resta pietrificata al solo udire la parola 'serpente'. A quei tempi, invece, adorare un serpente era considerato un dovere. I veggenti vedici non avranno conosciuto tutti i dettagli che conosciamo noi sull' equilibrio ecologico, ma questo lo sapevano certamente; tutto nell' Universo è stato creato da Dio per un motivo. Questo si applica a tutto, dall'atomo di idrogeno ai buchi neri. Che noi lo conosciamo o no, nel Piano Divino Universale il motivo c'è, senza ombra di dubbio. Oggi i verdi ed altri fanno un sacco di chiasso sulle problematiche ambientali. Molto bene, è una cosa estremamente necessaria. Ma perché è necessaria? Perché la gente ha dimenticato tutto del Bhuta Yajna. In Ecuador, vogliono radere al suolo le foreste vergini della pioggia per trivellare il petrolio. In Alaska a causa del petrolio si disturbano gli animali selvaggi. In Cina vengono costruite dighe enormi per generare più elettricità. Un' ecologa cinese venne interpellata sulle dighe ed essa disse che le dighe sono un disastro. Però aggiunse: "Ma se non si costruissero dighe si dovrebbe estrarre più carbone. Il lavoro del minatore inoltre è molto pericoloso, e molta gente ci muore. Inltre, l'alimentazione a carbone è molto inquinante. Perciò, è meglio far generare energia elettrica alle dighe, piuttosto che trarla dalla combustione del carbone. ma penso esista una terza alternativa, cioè quella di far diminuire i nostri desideri, le nostre necessità ed i nostri consumi. Allora non avremmo nemmeno bisogno di tanta energia elettrica! E se non abbiamo bisogno di energia elettrica extra, non dobbiamo costruire dighe, o scavare nelle miniere per estrarre il carbone." Questa signora, con il suo proprio ragionamento, era arrivata alla stessa conclusione che formava le basi della società vedica. La differenza però consisteva nel fatto che i veggenti vedici legavano tutto a Dio. Quindi riassumiamo: l'uomo si sposava principalmente per sostenere il Dharma con sua moglie, che era cosiderata una partner alla pari. Ognuno dei due doveva recitare la propria parte. Niente era considerato superiore od inferiore. Il dovere, la responsabilità e gli impegni erano il nucleo della vita di ciascuno dei coniugi. I veggenti vedici credevano fermamente che solo dando la supremazia a queste virtù ci sarebbe stata armonia nella Società e sarebbe stato possibile sostenere la vita umana in modo appropriato. Oggi in massima parte le virtù vengono messe da parte sulla base di due commenti: o vi dicono che non sono importanti, o vi dicono che non sono attuabili in questi tempi ed in questa epoca. Io sono convinto che entrambe queste affermazioni siano false e fatte per evitare il problema .



CHE COSA È LA LIBERTÀ?


Il dovere, le responsabilità e gli impegni da rispettare vengono spesso evasi in nome della libertà. Ma che cos' è la cosiddetta 'libertà'? La gente dice che essere liberi significa poter fare tutto ciò che si vuole, incondizionatamente . Ma queste stesse persone raramente realizzano che questo non significa essere veramente liberi, bensì essere schiavi della mente e dei sensi.


Chi è veramente libero? Swami dice che solo colui che si è liberato degli attaccamenti e dei dettami del corpo, dei sensi e della mente è veramente libero.









Perchè ci si ossessiona tanto ad insistere che la libertà consiste nel fare tutto quello che ci piace? L'altro giorno alla radio ho avuto modo di ascoltare un attore americano. Lui l' ha messa a questo modo: ai nostri giorni tutti i mezzi di comunicazione di massa sono nelle mani di ricchi 'baroni' che vogliono farci diventare dipendenti dalle grosse corporazioni, così che noi compriamo ciò che essi vogliono che compriamo e che investiamo i nostri soldi dove ad essi fa più comodo. Questo non è affatto inverosimile come potrebbe sembrare. Non mi addentrerò in questo argomento in questa sede, ma c'è davvero una grossa correlazione empirica fra l'aumento degli spot pubblicitari, il desiderio collettivo di una cosiddetta 'libertà' e la crescita del consumismo. Tutti coloro che sono attratti dal fascino d questa fantomatica libertà, e da tutte le gioie che si crede essa sia in grado di procurare, sono completamente dimentichi dei suoi costi sociali. Chi si accaparra la ricchezza lo fa a spese degli altri individui e della società. Alla fine a pagare è sempre la società, e paga pesantemente. Queste sono cose risapute, naturalmente, ma tutti, chiusi come ostriche, vogliono chiudere gli occhi davanti alla verità, perché vedere non è nel loro interesse. La società vedica era basata sul concetto che, dato che la società e la natura sostengono tutti noi, sono esse a dover avere la priorità, e non l'individuo. Anche il matrimonio era inquadrato in questa cornice, e non in termini di romanzo d'amore o gratificazione dei sensi. Mi dispiace non essere stato in grado di fornire maggiori dettagli sui Mantra del matrimonio, come era mio desiderio, ma spero di potermi far perdonare riuscendo a portare uno studioso dei Veda nei nostri studi. La prossima volta vi condurrò un po' più a fondo sul sentiero dei Veda, chiarendovi come il Dharma era sostenuto nella società. Grazie. Jay Sai Ram.




(Tratto da: http://media. radiosai. org/ )

--------------------------------------------------------------------------------






"Il controllo dei sensi è vitale nella pratica della continenza.
È più facile conquistare Indhra (il Signore degli dei) che sottomettere gli Indhriya (sensi)"




- Baba

--------------------------------------------------------------------------------




Qui di seguito alcune citazioni dal Discorso Divino pronunciato da Bhagavan all'Ostello della Scuola Secondaria il 18.01.1996:




dal Discorso Divino di Bhagavan Sri Sathya Sai Baba:


'BASI SPIRITUALI DEI VALORI UMANI'




[...]


IL VERO SIGNIFICATO DI BRAHMACHARIA


'Brahmacharia' viene interpretato in molti modi. Uno dei significati è 'rimanere non sposati'. Ma [questa definizione] non esprime il vero significato della parola, che è invece: 'Colui che si muove in Brahman'. 'Brahmacharia' significa 'contemplazione incessante di Dio'. Charia vuol dire 'muoversi' o 'camminare'. 'Brahmacharia' significa quindi 'muoversi, o camminare, in Brahman'. Il mero essere scapoli non è 'Brahmacharia'. Un uomo sposato viene chiamato 'Girhastha' (capofamiglia) . Anche in chi conduce una vita familiare può esserci 'Brahmacharia'. Ciò consiste nel condurre una vita coniugale solo con la moglie (Ardhaangi). Se un uomo sposato conduce una vita promiscua non sta osservando 'Brahmacharia'. Si deve osservare la continenza anche nei pensieri e negli sguardi. 'Brahmacharia' acquisì la sua importanza a causa della sua stretta osservanza da parte dei nostri antichi Saggi. Inconsciamente o meno, l'uomo tende a sprecare le proprie energie. Queste sono evasioni dal 'Brahmacharia'. Il controllo dei sensi è vitale nella pratica della continenza. È più facile conquistare Indhra (il Signore degli dei) che sottomettere gli Indhriya (sensi). Il controllo dei sensi è un valore umano molto importante. È perché queste discipline vitali vennero osservate dai Saggi e da altri sin dai tempi più antichi che esse continuano a essere apprezzate ancor oggi. Nella sua lunga storia Bharat è passata attraverso innumerevoli vicissitudini, incluse le invasioni straniere. Ma comunque, la gente è riuscita a continuare a seguire i valori umani.




LE SOTTILI IMPLICAZIONI DI APARIGRAHA


La quinta disciplina è Aparigraha. Aparigraha significa: 'non accettare doni dagli altri'. Avete ogni diritto di ricevere regali e qualsiasi altra cosa dai vostri genitori. Voi siete il loro prodotto e quindi potete accettare ogni cosa essi vi diano. Aparigraha ha alcune implicazioni sottili. Per esempio, non è appropriato accettare regali, neppure da uno zio, o dai parenti della moglie, e nemmeno dai fratelli. Se ricevete dei regali da essi dovete ricambiare con doni equivalenti. Oggi la regola dell' Aparigraha viene violata in modo evidente. Per esempio, quando, dopo la fine degli studi, i ragazzi si sposano, essi accettano le doti. Questa è una pratica molto sbagliata. Anzi, è persino un peccato. Una ragazza che è stata ben allevata viene offerta in matrimonio ad un giovane uomo. Questo è già di per sé un grande dono. Perché chiedere soldi insieme alla moglie? I genitori della ragazza possono dare alla figlia qualsiasi cosa essi desiderino, ma lo sposo non dovrebbe aspettarsi, né accettare, nulla. Questa è la giusta attitudine da tenere verso i regali fatti dagli altri. [...]




NESSUN LIMITE AI DONI PROVENIENTI DA DIO


I regali possono essere accettati dai genitori, dal precettore e da Dio. Queste sono le eccezioni alla regola dell'Aparigraha. Da essi potete accettare qualsiasi cosa. Ma persino dai genitori non dovete cercare di ricevere qualcosa usando la costrizione, o tramite litigi. Ciò che viene offerto dai genitori con amore dev' essere accettato con amore. Ci sono dei limiti a ciò che potete ricevere dai genitori. Ma non esiste alcun limite a ciò che potete ricevere da Dio. Potete accettare da Dio qualsiasi cosa, perché egli è il Signore di tutte le cose. Dio può liberarvi dal peccato e redimervi dalle conseguenze. Dio include tutte le relazioni, perciò ci si deve identificare con Dio. "Voi ed io siamo Uno". Attribuire a Dio relazioni tipo madre e padre mette dei limiti vincolanti alla relazione fra Dio e l'uomo. Nel vasto oceano di Sat-Chit-Ananda (Essenza,Consapevol ezza, Beatitudine) le miriadi di esseri umani, con diversi nomi e forme, sono come onde. Ma proprio come le onde si formano dalla stessa acqua dell'oceano, tutti gli esseri umani sono scintille del Divino. Essenza, Consapevolezza e Beatitudine sono presenti in tutti gli esseri umani. La gente, immersa nell'ignoranza, le cerca altrove. L'ignoranza (Ajnana) è causa di stupidità (Aviveka). La stupidità è causa di egoismo (Ahamkara). L'egoismo dà origine all' attaccamento. L'attaccamento porta con sé l'odio. L'odio è causa di Karma (azione). Il Karma è causa di rinascita. La causa prima della catena di processi che provocano la nascita è l' ignoranza. Che cos'è l'ignoranza? È lo stato di separazione (bhinnathvam). Credere che 'Quello' sia diverso da voi è ignoranza. Vedere Dio come diverso da voi stessi è ignoranza. Tutti sono frammenti del Divino, scintille della stessa fiamma. Quando le scintille sono vicine al fuoco mantengono la loro luce, ma appena ne sono lontane diventano carbone. Allo stesso modo, quando si è vicini a Dio, Essenza,Consapevole zza e Beatitudine sono in noi. Quando ci allontaniamo da Dio perdiamo tutti gli attributi della Divinità. Cadiamo nell' ignoranza. Non sono la padronanza di libri e la cultura a fare di una persona un 'Jnani' (un conoscitore della Verità Suprema). Conoscenza è percepire l'Uno senza un secondo (Advaitha dharshanam Jnanam).


[...]


NON SOTTOVALUTATE LE ENERGIE DELL'ATMOSFERA


Oggi gli scienziati hanno fatto molte sorprendenti scoperte. Ma manca loro la pace. Non sono riusciti a capire la verità vedantica sulla loro vera natura. Per questo motivo non riescono a sperimentare la beatitudine dello Spirito che è in loro. La gente non dovrebbe sottovalutare le forze presenti nell' atmosfera. Per esempio, essa è piena di onde radio provenienti da varie stazioni emittenti. Ma le onde mantengono le loro lunghezze d'onda e non si scontrano le une con le altre. Questa energia elettrica è divina, è uno dei segreti della Creazione. Questo corpo è come una radio. Quando non vi sintonizzate appropriatamente per mezzo della concentrazione non prendete la giusta stazione radio. Nella vita la concentrazione è essenziale per ogni genere di attività. Gli studenti dovrebbero comprendere quanto c'è da guadagnare nel ridurre i propri desideri. Essi possono sperimentarlo in piccolo riducendo il consumo di caffé. Scopriranno che subito la loro memoria aumenta. Quando i desideri vengono ridotti, cresce la forza di volontà. Questa forza di volontà (Ichchaa-shakti) oggi è indebolita. Il risultato è che viene ridotta la capacità di azione. Di conseguenza, si perde il potere della Saggezza (Jnana-shakthi).




RIPONETE LA VOSTRA FEDE IN DIO


Studenti! Dovete capire che per gli individui il libero arbitrio non esiste. Gli individui sono sempre costretti da qualche limitazione. Solo Dio possiede il libero arbitrio totale. Tutti gli altri sono vincolati, in un modo o nell'altro.

--------------------------------------------------------------------------------





(da: 'Sathya Sai Speaks', vol.29 n.4 - copyright by 'Sri Sathya Sai Books & Publications Trust' )