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Incredibili miracoli di G.V. Subba Rao

28 gennaio 2003

Gli incredibili miracoli di SATHYA SAI BABA


IL FILO CHE LEGA SHIRDI SAI E SATHYA SAI

Che Baba conosca i nostri pensieri, il nostro passato ed il futuro, è stato ripetutamente testimoniato da un gran numero di devoti. Cito qui l'esempio di una mia esperienza personale.
Per molti anni avevo nutrito l'intenso desiderio di visitare il paese di Shirdi (1). Avevo fatto diversi tentativi per rendere omaggio a Sai Baba di Shirdi proprio nel tempio a lui dedicato, ma senza successo. L'occasione che mi portò più vicino alla realizzazione di questo sogno fu nel 1983, quando programmai di visitare Shirdi dopo essere atterrato a Bombay, durante un mio viaggio da New York a casa, in India.
Sfortunatamente, tutta la mia famiglia fu colpita da un virus allo stomaco subito dopo il primo pasto in India, presso un hotel a cinque stelle dell'aeroporto di Santa Cruz di Bombay; ciò rese quindi impossibile qualsiasi viaggio via terra fino a Shirdi. Ancora una volta provai una gran delusione.

Un giorno, mentre fissavo intensamente lo splendente idolo d'argento di Shirdi Sai e la sua grande fotografia, posta nella sala dei Bhajan nel Prashanthi Mandir (2), pensavo proprio a questo fatto e riflettevo sulla relazione tra Baba di Shirdi e Baba di Puttaparthi; su tale argomento avevo trovato numerosi riferimenti nella letteratura relativa a Sai. Chiusi gli occhi, tenendo Shirdi Baba nella mia mente; mentre ero perso nei miei pensieri, con grande stupore, mi accorsi che Sai Baba di Parthi stava dritto davanti a me.

Swami attese finché io riaprii gli occhi; poi in uno slancio di gioia gli abbracciai i Suoi delicati piedi di loto e mi attaccai ad essi, come un bambino. Swami mi invitò a seguirlo nella stanza delle udienze e materializzò un anello d'argento piuttosto grande, in cui era incastonata una fotografia a colori smaltata di Shirdi Sai, dicendo: "Io sono Lui".
Ero così frastornato ed emozionato che azzardai a pronunciare solo qualche parola, per affermare che il mio antico desiderio era finalmente soddisfatto!

Durante le frequenti corse in ascensore su e giù per i quaranta piani del quartiere generale dell'ONU a New York, dove io lavoravo, il grande anello di Shirdi Sai, che luccicava al mio dito, attirava l'attenzione del personale e dei diplomatici, inducendoli a porre numerose domande circa quell'insolita effigie raffigurata sull'anello.
Una cosa tira altra, ed in breve, nell'ufficio del Segretario Generale dell'ONU mi trovai a presentare della letteratura su Sathya Sai!


CIRCOLO DI STUDIO ALL'ONU SU SHRI SATHYA SAI

Avvertendo un crescente interesse circa la gloriosa storia di Baba, avevamo fondato, con la benedizione di Baba, un circolo di studio presso il quartiere generale dell'ONU, ove ci incontravamo ogni giovedì nelle sale riunioni dei delegati, situate esattamente sotto la Sala dell'Assemblea Generale dell'ONU, oppure sotto la Camera del Consiglio di Sicurezza. In breve tempo, all'ONU dopo l'orario d'ufficio, si cominciò a diffondere il canto dei Bhajans di Sai! La
celebrazione annuale del circolo di studio attirò un vasto numero di dipendenti dell'ONU e di delegati delle nazioni estere.
Rammento che una volta il Presidente della Corte Internazionale di Giustizia arrivò di corsa con un paio di delegati per ricevere la Vibhuti (sacra cenere) di Sai Baba.
Inoltre, egli mi mostrò orgogliosamente di tenere una fotografia di Baba nel suo portafogli!


L'ANELLO DI SHIRDI SAI SOSTITUITO DALL'ANELLO DI SATHYA SAI

Alcuni anni dopo avermi materializzato e donato l'anello con l'effigie di Shirdi Baba, Swami mi chiamò ancora per una breve udienza, ed improvvisamente mi domandò se io volessi ancora il "vecchio uomo" (Shirdi Baba) o fossi pronto per "quello giovane" (Sai Baba)! Io risposi che, avendo vissuto col "vecchio" fino a quel momento, avrei gradito la compagnia "dell'uomo più giovane"! Swami
graziosamente mi sfilò il grosso anello un po' consunto di Shirdi Baba, che sparì nel nulla proprio sotto i miei occhi, ed istantaneamente materializzò un analogo anello d'argento smaltato, della misura perfetta del mio dito, con un'effigie di Sai Baba nell'atteggiamento Abhaya Hastham, col palmo della mano alzata in segno di protezione.
Un tale gesto di creazione, ed il dono fattomi ebbero per me il significato che il mio viaggio spirituale (mentale), da Shirdi a Parthi, era guidato da Bhagavan
Sathya Sai stesso. In seguito a ciò, mi stabilii con la mia famiglia, ai Piedi di loto di Sai Baba, nell'ashram di Prashanti Nilayam, la vera dimora della pace.


UNA PIETRA OBLUNGA TRIANGOLARE

Questo mi induce a ricordare un'altra manifestazione, vale a dire una pietra grigia triangolare che Baba aveva materializzato per me dieci anni prima. Non sapendo cosa farne, la tenni per due anni come un oggetto insolito, in un cassetto della scrivania nel mio ufficio all'ONU di New York. In occasione di un mio successivo viaggio a casa, in India, durante un'udienza privata con Baba, tirai fuori la pietra e domandai a Baba quale fosse il suo significato. Baba
mi rimproverò amorevolmente per averla tenuta in un cassetto, e mi chiese seriamente se mi interessasse conoscere il significato (Artha) della sua forma, oppure cogliere i suoi effetti benefici (Phala). Io replicai senza esitazione che ero certamente interessato agli effetti benefici che essa avrebbe potuto darmi!

Baba allora mi spiegò che la pietra a tre lati mi era stata donata come talismano protettivo, in considerazione dei miei numerosi viaggi aerei in tutto il mondo, e che quindi avrei dovuto tenerla sul petto. Un pensiero mi balenò nella mente: come avrei potuto portare sul petto quella pietra dalla forma così strana? Baba colse il mio dubbio interiore, mi tolse la pietra di mano, la sollevò e le soffiò sopra, ed ecco che comparve un forellino che attraversava la punta della
pietra! Solo un laser avrebbe potuto praticare un foro di quella misura attraverso gli spigoli acuti sui due lati opposti della pietra oblunga.
Swami mi disse di inserire un cordino od un filo, e di indossarlo come un collare, in modo che la pietra rimanesse in basso sul petto.


MATERIALIZZAZIONE DELL'IDOLO DI GANESHA

Qualsiasi oggetto Swami materializzi ha sempre un proposito potente dietro di sé. Le Sue materializzazioni non sono eseguite per esibizionismo, ma sono una
prova tangibile degli effetti benefici elargiti a chi le riceve; esse sono la naturale, spontanea manifestazione del Suo traboccante AMORE.
All'inizio degli anni '70, Baba materializzò per me un idolo d'argento di Ganesha, assicurando che esso mi avrebbe aiutato a superare gli ostacoli nei miei sforzi
spirituali e professionali.
Quello fu il periodo in cui fondammo a Nuovo York un tempio dedicato a Ganesha; in pratica fu il primo tempio nell'emisfero occidentale, costruito in tradizionale stile vedico. Un fregio di pietra col simbolo Sarva Dharma, che sta ad indicare le religioni più importanti, adorna l'ingresso del tempio di Ganesha. Sulle prime, questo simbolo incontrò delle resistenze da parte di alcuni tradizionalisti devoti Indù, ma dopo che Swami apparve nei loro sogni,
l'opposizione svanì tanto che i responsabili del tempio accettarono ben volentieri che nella sala principale del tempio, davanti al Sancta Sanctorum stesso, si cantassero i Bhajans di Sai Baba!
Oggi, il Sathya Sai Bhajan Mandali del tempio di Ganesha a New York, che ha ormai oltre trent'anni, è forse il più vecchio ed il più frequentato gruppo Bhajan, organizzato in occidente. Sia reso omaggio ai devoti Sai del tempio di Ganesha di New York!


TEMPESTA DI VIBHUTI NEL CONNECTICUT

Che gli stupefacenti miracoli di Sathya Sai non siano confinati solo all'India, bensì diffusi in tutto il mondo, è testimonianza di moltissimi devoti stranieri. Basta citare un solo esempio sconvolgente, di cui sono stato più volte diretto testimone: una tempesta di Vibhuti (cenere sacra), durata per un periodo ininterrotto di circa due settimane, avvenuta nella casa di un devoto di Sathya Sai nel Connecticut.
Rimasi senza fiato nel vedere il flusso senza fine di Vibhuti e di Amrit (nettare, ambrosia) che si creava sulle foto di Sathya Sai in tutte le stanze di quella casa,
cenere e nettare che poi raccolsi e conservai. Inevitabilmente, un miracolo del genere attrae un gran numero di curiosi che disturbano la pratica spirituale dei devoti, e Swami sconsiglia, quindi, di fare eccessiva pubblicità a questi miracoli.


RIVELAZIONE DELLA SATHYA SAI GAYATRI

Alcune delle mie indimenticabili esperienze dei miracoli di Baba riguardano mio padre, il defunto Shri Ghandikota Subrahmanya Shastry, persona di grande saggezza e decano del sapere Vedico. Una collezione delle conferenze e degli articoli su Baba di questo grande studioso Vedico fu pubblicata in Telugu col titolo "SHRI SATHYA SAI AVATAR VAIBHAVAM" - la Gloria dell'Avatar Shri Sathya Sai.
Mio padre aveva ricevuto nel corso della sua lunga vita molti onori, ma nessuno paragonabile alla gioia, alla beatitudine donatagli da Baba. Questo venerabile studioso Vedico fu scelto da Baba come uno dei membri fondatori della Prashanthi Vidhvan Maha Sabha, la Conferenza dei Sapienti, e fu spesso invitato da Baba a presiedere alle cerimonie del Dasara Yajña (rito sacrificale), ed a tenere discorsi su temi vedici, all'augusta presenza di Baba stesso.

Egli fu ispirato a rivelare, alla presenza di Baba, la vigilia del Santo Natale 1977 a Brindavan, Bangalore, il mantra "Sathya Sai Gayatri" ed elettrizzò tutti i
presenti con l'illustrazione del suo significato e della sua importanza. Dietro insistenza del sig. Kasturi, ormai defunto, narrai questo evento in un articolo pubblicato nel notiziario dell'ashram "Sanathana Sarathi" nell'Aprile 1979.
La Sathya Sai Gayatri rispetta il modello Vedico e le caratteristiche degli altri Gayatri Mantra, e recita così:

OM SAISHVARAYA VIDHMAHE
SATHYA DEVAYA DHIMAHI
THANNAH SARVAH PRACHODAYAT

Riconosciamo Sai come la Suprema Divinità Incarnata.
Meditiamo su Sathya, il Dio di Verità.
Possa l'Onnipotente Divina e Suprema Personalità
guidarci sul sentiero della Liberazione.

Baba denominò mio padre "Maha Rishi", Veggente e Rivelatore di un mantra vedico, e riversò su di lui compassione e grazia in abbondanza.


LO STUDIOSO VEDICO SALVATO DALLA MORTE

Un mattino, il mio reverendo, anziano padre, costretto a letto da gravi complicazioni dopo una brutta frattura del bacino, cadde in un lungo coma ed i dottori ci avvisarono dell'imminenza della morte. Quando avevamo ormai abbandonato ogni speranza, nella nostra città ci pervenne un telegramma, che affermava che tutto si sarebbe risolto presto e che avrei dovuto portare mio padre a Puttaparthi per la celebrazione del 60° compleanno di Baba. Mio
padre si svegliò dopo qualche tempo, con un sorriso sulle labbra e narrò, davanti al dottore sbalordito, che per tutto quel periodo, Baba era stato seduto vicino al letto, conversando con lui, e lo aveva invitato perfino alle celebrazioni del Suo 60° compleanno. Quando domandai a mio padre se non fosse stato forse un sogno o un'allucinazione, egli con enfasi mi confermò la Divina Presenza di Baba proprio vicino al suo letto, e si domandò come mai noi non l'avessimo visto! Asserì inoltre che mentre Baba gli parlava, alcuni passaggi vedici gli attraversavano la mente, e che Baba era veramente il Veda
Purusha (lo Spirito dei Veda) in persona, che diffondeva fragranza di Vibhuti tutt'intorno.

Dopo questi avvenimenti, non ebbi alcun dubbio che il devoto Vedico, mio padre, fosse stato salvato da Baba dalle fauci della morte. Mio padre visse poi per un anno e mezzo a Prashanthi Nilayam, dove ogni giorno ricevette Darshan, Sparshan e Sambhashan di Baba, cioè la visione, il tocco e la
conversazione con la Divinità.


BABA È L'INCARNAZIONE DI SHIVA SHAKTHI

Alcuni anni prima, Baba aveva amabilmente celebrato la cerimonia del 90° compleanno del mio venerabile padre, durante la quale materializzò uno stupendo orologio automatico con bracciale d'oro, tempestato di 42 diamanti. Egli materializzò anche una fotografia della Sua Forma come "Shiva Shakti", riaffermando la sua natura Avatarica come SATHYAM (Verità), SHIVAM (Bontà),
SUNDARAM (Divina bellezza).

Durante la permanenza di mio padre nell'ashram ai Piedi di loto di Bhagavan, prima della sua dipartita, Baba era solito materializzargli della Vibhuti che Egli
stesso gli metteva in bocca.
Una volta Swami creò a mio padre uno Shiva Linga "Nilakanteshvara", la
Forma di Shiva, dalla gola blu, e gli disse di bere ogni giorno l'acqua versata su quel Lingam per migliorare la sua salute.
Un'altra volta Baba dal nulla creò un piccolo medaglione d'argento con
l'immagine di Shiva su un lato, e lo Shiva Panchakshari Mantra (mantra, o sacra formula di Shiva a cinque sillabe) sul lato opposto, e con grand'abilità infilò questo medaglione nel cordoncino sacro (3) indossato da mio padre. Swami asserì che, essendo Shiva la Divinità favorita di mio padre, il medaglione d'argento ancora umido di pasta di sandalo era stato portato da alcuni messaggeri celesti di Sai come Prashad, subito dopo aver eseguito una cerimonia di Puja dedicata a Shiva sul monte Kailasha (la dimora di Shiva)! Gloria a Shiva Shakthi!


IL SEGRETO RIVELATO

Un giorno, prima che il mio reverendo padre morisse, Swami mi parlò nella veranda del Prashanti Mandir, e disse piuttosto enigmaticamente che mio padre sarebbe andato a casa l'indomani, primo giorno della festa di Dasara, e che Swami sarebbe poi venuto nel nostro appartamento. Poiché le sue condizioni sembravano migliorare, pensai che Swami intendesse che mio padre sarebbe ritornato dall'ospedale il giorno dopo; tuttavia, qualcosa mi indusse a
svegliarmi alle 5 del mattino di quel giorno fatale ed, ancora assonnato, percorsi la strada dal mio appartamento nell'ashram sino all'ospedale vicino. Gli occhi di mio padre s'illuminarono quando lo sollevai tra le braccia, ma poi dicendo "SAI RAM", egli spirò in serenità e pace. Quella sera stessa, dopo la cremazione, Baba amorevolmente venne nel nostro appartamento a Prashanti Nilayam per consolarci; parlò del mistero della nascita e della morte, e dichiarò che la vita di mio padre era pienamente compiuta secondo i termini Vedici e Vedantici, e che egli aveva raggiunto la liberazione finale essendo un Brahma
Jñani, cioè un Saggio radicato nella Divina Coscienza Brahmica.

Il decimo giorno dalla morte di mio padre, Swami venne ancora a casa nostra a farci visita. Più tardi, nell'auditorio Purnachandra, Swami pronunciò un discorso di commemorazione dedicato a Subrahmanya Shasthriji, per l'insuperata saggezza Vedica e per la sua vita fedelmente condotta secondo i criteri Vedantici; parlò di lui come di un'anima immortale, e dichiarò che questo Saggio
Vedico aveva vissuto nella ferma convinzione della Verità che Shri Sathya Sai fosse l'Incarnazione di tutte le Divinità. Quando udii quest'ultima affermazione dalle labbra di Swami, ricordai le stesse parole in Sanscrito dette e ripetutemi tre volte in segreto da mio padre un mese prima. Il Mantra segreto fu reso noto da Baba stesso davanti a tutti i devoti nell'auditorio Purnachandra.


VEDETE DIO NEI RITUALI, E NON I RITUALI IN DIO

Dopo che mio padre spirò fra le mie braccia, ricevetti una telefonata di condoglianze da Baba, il quale mi disse che, se lo desideravamo, per la cremazione era possibile trasportare la salma sino alla nostra città d'origine. Io risposi che il nostro solo rifugio, come pure quello di mio padre appena deceduto, erano solo i Piedi di loto di Baba. Egli fece subito organizzare in tutti i minimi dettagli la processione funebre, aperta da numerosi religiosi che
recitavano inni Vedici, e chiusa da devoti che cantavano Bhajan. Dispose anche che la cremazione del corpo avvenisse sul letto del vicino fiume Chitravathi, che in quel periodo era in secca. Quel giorno, accadde un fatto incredibile; durante la cerimonia di sepoltura delle ossa, il fiume s'ingrossò inaspettatamente, al
punto da portarsi via le ossa e le ceneri, quale miracolo e segno di compimento!

Come promesso, il giorno successivo Baba venne a trovarci nel nostro
appartamento per consolarci personalmente. Egli m'indicò di celebrare per dieci giorni le cerimonie successive al funerale, attenendomi strettamente alla tradizione Vedica. Quando espressi la mia ignoranza ed incapacità a compierle in piena aderenza alle Scritture, e mi chiesi quale necessità ci fosse di elaborati
rituali, Baba affermò che era mio dovere celebrarle in memoria del mio saggio padre che, per un lungo periodo della sua vita aveva seguito strettamente il codice Vedico delle azioni, il Karma Kanda. Swami fece arrivare un prete che non era soltanto esperto nei riti funerari, ma anche ferrato nel loro significato profondo. Swami mi ingiunse di capire l'importanza di ciascuno dei numerosi atti rituali, prima di eseguirli nella pratica. I rituali quotidiani di regola iniziavano
alle 8 del mattino e terminavano nel tardo pomeriggio con ripetute abluzioni e sacrifici del fuoco.
Swami mi consigliò durante questo periodo di leggere il Garuda Purana.

Il decimo giorno Baba venne ancora a trovarci, e ci spiegò perché avesse insistito per la rigorosa esecuzione di quei rituali esoterici. Essendo stato all'estero tutti quegli anni, io ero come una pentola rimasta troppo a lungo in soffitta a prendere polvere. La pentola doveva essere ben ripulita dalla sporcizia raccolta. Baba chiarì che il mio defunto padre, essendo un Brahmajñani, un Saggio radicato nella Coscienza del Brahman, non aveva bisogno di tali riti funebri; ma ero invece io ad avere bisogno di purificazione e di senno mediante una rigorosa disciplina, o penitenza!

Iniziato da Baba stesso ai rituali Vedici, o almeno così pensavo, con tutto lo zelo del neofita mi ci buttai come un'anatra in acqua! Baba se ne accorse e tirò
prontamente i freni. Egli mi mise in guardia a proposito del ritualismo sacerdotale, e quando replicai che era stato lui stesso a sollecitarmi al riguardo, Egli mi rispose che la vera sostanza della spiritualità non va sacrificata a vantaggio del ritualismo; così mi aprì gli occhi, quando sottolineò che il ricordo
amorevole e la gratitudine verso gli antenati sono più importanti dell'azione rituale meccanica, e che Ashru Tharpanam (l'offerta di lacrime di gratitudine) è più importante di Thila Tharpanam (l'offerta dei semi di sesamo con l'acqua).


SWAMI, GURU VEDANTICO PER ECCELLENZA

Swami è soprattutto un Divino Guru nel quale è manifesto il Sé Supremo;
Egli impartisce profonde lezioni spirituali ai devoti in maniera individuale, in gruppi, e collettivamente. I Suoi insegnamenti costituiscono la quintessenza della Conoscenza non-dualistica della Realtà Suprema.
Riporto qui alcune mie esperienze su tale argomento.

Una volta, quand'ero proprio sul punto di partire in fretta da Puttaparthi per prendere un aereo la mattina stessa a Bangalore, venni chiamato da Swami nella Sua modesta stanza al piano superiore del Prashanti Mandir. Senza che nessuno gli avesse detto che io studiavo la Taittiriya Upanishad nel mio tempo libero, durante i fine settimana a Delhi (dove mi trovavo allora come rappresentante locale di una agenzia ONU), Baba, nella Sua infinita Grazia, mi
illustrò per quasi un'ora intera l'essenza di questa famosa Upanishad. Quando cominciai a prendere appunti, Baba disse che non ce n'era bisogno; Egli mi assicurò che ogni qual volta ce ne fosse stata necessità, avrei automaticamente ricordato i Suoi insegnamenti!

Mentre Baba esponeva la lezione, il sig. Kasturi venne a chiedergli un articolo che doveva essere pubblicato sul mensile "Sanathana Sarathi", il cui numero doveva essere subito consegnato al tipografo. Swami, con un gesto della mano, produsse l'articolo e lo diede a Kasturi, proprio sotto i miei occhi! Quando Swami concluse la Sua lezione sulla Upanishad, Egli materializzò un grosso laddu caldo (un tipico dolce indiano) come Prasadham, da distribuire ai
membri della mia famiglia.
Inoltre, Swami mi assicurò che avrei sicuramente preso l'aereo, poiché quel giorno era in ritardo.
Raggiunsi l'aeroporto di Bangalore con una certa ansia, ma con mio piacevole stupore, mi trovai ad essere l'ultimo passeggero che saliva a bordo di quel volo, che aveva subito un notevole ritardo!

Ricordo un'altra lezione individuale di Baba, anch'essa nella stanza al primo piano del Prashanthi Mandir. Baba mi diede spiegazioni per circa un'ora sui cinque più importanti Brahamasutra, aforismi analitici sulla Realtà Suprema. Come dice il proverbio, Brahma Vidhya Vidhyanam, la Conoscenza del Brahman, l'Assoluto, è il vertice di ogni sapere. La spiegazione di Swami era caratterizzata, come sempre, dalla profondità e dalla semplicità, dall'impiego di
parabole, nonché pervasa da un benevolo umorismo.

A parte queste sessioni d'insegnamento individuale, ebbi l'immensa fortuna di ascoltare nella stanza delle udienze di Baba gli insegnamenti sulla Bhagavad Gita. Così venni iniziato da Baba stesso al sentiero vedantico, ossia alle sacre scritture chiamate Prasthana Thrayi, la triade autentica, cioè Bhagavad Gita, Brahma Sutra ed Upanishad! Omaggio a Bhagavan Sathya Sai, Maestro della Suprema Conoscenza.

Quando Egli celebrò la Upanayanam, (l'iniziazione con l'investitura del cordino sacro) per mio figlio maggiore all'inizio degli anni '60, e per il minore nei primi
anni '80, Egli non solo materializzò i cordini già trattati con la curcuma, ma pazientemente spiegò anche il significato e l'importanza della recitazione del Gayatri Mantra, del Sandhyavandana (rituale delle preghiere quotidiane), e l'importanza del vivere in castità. Omaggio al Maestro del Mondo Shri Sathya Sai Baba!


GIOITE DEI MIRACOLI DI SWAMI

Una volta, davanti ad uno dei tanti miracoli di cui fui testimone, mi trovai ad osservare che la Volontà di Swami è Siddhi Sankalpa, Volontà di Potere. Swami mi corresse prontamente, rimarcando che si trattava invece di Sankalpa Siddha, Potere della Volontà.

Siddhi Sankalpa indica il potere di un Siddha Purusha, uno yogi con poteri yogici acquisiti, e quindi esauribili, mentre Sankalpa Siddha indica una condizione nella
quale la Volontà comporta implicitamente la sua realizzazione! Gli inesauribili poteri miracolosi di Swami sono le più naturali e spontanee manifestazioni del Suo amore e della Sua Grazia verso i devoti.

Che non sia possibile comprendere pienamente Swami è ben espresso da Baba stesso quando afferma:
"Per riuscire a capire (ingl.: understand) Me, dovreste stare sotto di Me (stand under) così a lungo che le vostre gambe cederebbero!"
È possibile allora fare esperienza di Lui? A questa domanda Swami rispose: "No, perché l'esperienza è relativa, limitata. Non potete avere un'esperienza
completa; esperire è come sperimentare, è speri-mentazione. L'esperienza di ieri è diversa da quella di oggi, e quella di un uomo è molto diversa da quella di un altro. Sperimentazione è "mentazione", un atto mentale, ed il Signore non può essere raggiunto dalla mente, compreso o esperito dalla mente, Aprapya Manasa Sah, come è citato nella Taittiriya Upanishad". - "Se non possiamo
comprenderti né esperirti pienamente, cosa possiamo fare allora, Swami?" Egli replicò: "Gioite, vivete nella gioia e finite (la vostra mente) nella gioia!"
Proprio come nel detto Upanishadico Anandho Brahmano Vidhvan, il Saggio vive nella Beatitudine Divina.


Note:

1) Paese dello Stato del Maharashtra (capitale: Bombay) dove visse Sai Baba, detto poi "di Shirdi", di cui Sathya Sai Baba rivelò a suo tempo di essere la Reincarnazione.
2) Il tempio nell'ashram di Puttaparthi
3) Cordoncino bianco legato ad anello, che da una spalla scende lungo il fianco opposto. Indica l'iniziazione rituale al Gayatri Mantra. Normalmente non è possibile infilarvi un medaglione senza slegarlo.