DISCORSO DIVINO

La purezza di cuore è la vera sâdhanâ

9 ottobre 2005

“Pensate che chiacchierare per tutta la giornata

senza un vero lavoro sia sâdhanâ (pratica spirituale)?

Seguire una dieta che vi fa riempire la pancia tre volte al giorno,

pensate sia sâdhanâ?

Un’energica attività diurna e un profondo sonno notturno, pensate siano sâdhanâ?

Questo è ciò per cui Dio vi ha creati?

Voi impiegate molto tempo in questo modo ma la vostra non è sâdhanâ.

Non sprecate così il vostro tempo! Da questo momento in poi

aspirate a conoscere-riconoscere Dio. Solo questa è sâdhanâ.”



Incarnazioni dell’Amore!

La Coscienza onnipervadente viene definita “Divinità”. Viene anche detto che la Divinità è presente in tutti gli esseri viventi ma non c’è nessuno che abbia visto questa onnipresente Divinità. Solo un essere umano può contemplare e realizzare la Persona Cosmica. Infatti, la vita umana stessa è la manifestazione del Potere divino. Alcune persone, però, non sono d’accordo con questa affermazione. Lo stesso Âtma Tattva (Principio divino) è presente non solo negli esseri umani ma in tutti gli esseri viventi dell’universo. Però, per realizzare questa Verità, si deve avere un cuore puro e altruistico. Per comprendere questa Verità, ogni essere umano deve contemplare Dio continuamente; così facendo, il vostro cuore diventerà puro e sereno. Nel momento in cui otterrete questo stato, Dio diventerà sicuramente manifesto in voi in modo percepibile. Questa deve essere la vostra sâdhanâ. Non è la sola pratica di dhyâna (la meditazione) a rendere manifesto Dio al sâdhaka (l’aspirante spirituale). Dio è presente, in modo uniforme, come Abitante, sia negli esseri umani che negli insetti, negli uccelli e nelle bestie.



Purezza di cuore per realizzare l’Abitante interiore
Supponete di porre la domanda: “Dov’è Dio, ora?” La risposta spontanea deve essere che Dio è presente anche in voi. Molta gente intraprende diversi tipi di sâdhanâ, quali la meditazione, per trovare risposte a domande di questo tipo. Il Saggio Nârada affermava che Dio può essere realizzato attraverso le nove forme di devozione e cioè: Shravanam (l’ascolto delle glorie di Dio), Kîrtanam (il canto delle Sue lodi), Vishnusmaranam (la contemplazione di Dio), Pâdasevanam (il servizio ai Suoi Piedi di loto), Vandanam (l’atteggiamento di riverenza verso tutte le forme di vita), Archanam (l’adorazione), Dâsyam (il servire tutti indistintamente), Sneham (l’amicizia con Dio) e Âtmanivedanam (l’abbandono di se stessi a Lui). Non esiste nessuno a questo mondo nel cui cuore Dio non risieda in qualità di Abitante. È quindi necessaria la meditazione per visualizzare un tale Dio onnipervandente e onnipresente? Oggi molti insegnano diverse tecniche di meditazione ma la meditazione è intesa ad acquisire la purezza del cuore spirituale perché, se non si ottiene la purezza del cuore, che è la sede della consapevolezza, Dio non può essere realizzato. Ecco perché si deve aspirare ad acquisire la purezza del cuore spirituale. Che genere di sâdhanâ praticò Kamsa nel Dvâpara Yuga? In effetti, egli offendeva continuamente il Signore Krishna che fu invece così misericordioso da concedergli il proprio darshan. Nessuna sâdhanâ può esser di aiuto a realizzare Dio se non si possiede la purezza di cuore. I diversi tipi di sâdhanâ, come il digiuno, la meditazione ecc., aiutano a sviluppare la fede nel Dio onnipresente che risiede veramente dentro di voi come Abitante. In genere, la gente crede che Dio abbia concesso la Propria visione a questa o a quella persona ma la Verità è che Dio non dà mai il darshan a coloro che non sono puri di cuore. Perciò, se desiderate avere la visione di Dio, dovete sviluppare la purezza di cuore; tutti i tipi di sâdhanâ sono intesi solo ad acquisire la purezza. Nel momento in cui avrete la purezza di cuore, il Dio onnipresente si manifesterà proprio davanti a voi. Sfortunatamente, oggi nel mondo c’è carenza di guru in grado di dirigere fermamente il ricercatore sul sentiero della purezza; in cambio di denaro, essi si limitano ad offrire alcune tecniche meccaniche di meditazione . In realtà non c’è bisogno di intraprendere alcun sistema complesso di meditazione; si può seguire la semplice sâdhanâ della costante contemplazione dell’onnipresente Dio. Pochi insegnano, al giorno d’oggi, questi semplici metodi; la gente sente parlare, o legge, di tanti modi complicati di meditare e segue la sâdhanâ che più cattura il suo interesse o stimola la sua immaginazione.



Non parenti: incarnazioni di Dio
Incarnazioni dell’Amore!

Se volete visualizzare Dio dovete acquisire la purezza di cuore. Riferendovi a una persona particolare, voi dite che è vostro padre ma il padre è imbarazzato da tale riferimento perché egli, in effetti, è lo stesso Âtma Tattva che si trova in tutti gli esseri umani. Voi sposate una ragazza e dite che è vostra moglie ma in realtà essa è l’incarnazione del divino Âtma. Allo stesso modo, accarezzate con affetto un bambino definendolo vostro figlio ma lo stesso bambino può dirvi di non essere vostro figlio bensì l’incarnazione della Divinità. Questo perché tutte le relazioni di questo mondo sono solo relazioni atmiche. In verità, la vera Âtma Sâkshâtkâra (la realizzazione del Sé) è la fusione del Sé individuale (Jîva) con il Sé Supremo (Brahman). Qualsiasi persona incontriate è, in verità, Dio. Come possono esistere esseri umani senza tale onnipresente Divinità? Il Signore Krishna ha dichiarato di essersi incarnato ogniqualvolta la pratica del Dharma (la Rettitudine) sia decaduta. Egli ha anche dichiarato di essere bîjam (il seme) in tutti gli esseri viventi. Sebbene fosse molto vicino ai gopâla (pastori) e alle gopî (pastorelle), Egli non fu mai legato da questa relazione. Le gopî, che erano consapevoli di questo fatto, Lo contemplavano costantemente cantando il divino Nome: “Krishna! Krishna!” Proprio il Nome Krishna portò l’incarnazione del divino Âtma davanti ai loro occhi. Le gopî erano anime estremamente elevate, fermamente convinte che lo stesso Âtma Tattva fosse presente in ogni individuo, anzi, in ogni essere vivente. Per questo motivo riuscivano a visualizzare Krishna in tutti gli individui e in tutti gli oggetti del mondo. Tutto ciò che vediamo nel mondo oggettivo, per esempio anche questa sala, questo pandal, gli edifici circostanti ecc., non sono in realtà oggetti; la gente è preda dell’illusione quando pensa in questo modo alla vista delle loro forme esteriori. L’Âtma Tattva universale è presente in tutti questi oggetti. Solo le gopî realizzarono questa Verità Suprema in modo naturale e spontaneo: riuscirono a visualizzare Krishna in tutti gli individui e in tutti gli oggetti. Noi spesso ci riferiamo agli individui definendoli “mio figlio”, “mio fratello”, “mio padre”, “mia madre”, “mia moglie” ecc., con in mente le relazioni mondane, ma la verità è che lo stesso Dio si manifesta attraverso tutti questi individui. Pertanto si deve considerare ogni individuo come l’incarnazione della Divinità. L’intero universo è permeato del Brahma Tattva; tutti i nomi e le forme attribuite all’Âtma Tattva sono nostre invenzioni.

Râmakrishna Paramahamsa, durante la giornata, seguiva molti sistemi di adorazione della Madre Kâlî.. Un giorno la Madre Divina gli apparve e gli chiese: “Râmakrishna! Tu stai impazzendo giorno dopo giorno! Mi adori in una forma particolare; perché Mi limiti a questa o a quella forma? Tutte le forme, invero, sono Mie. Qualsiasi persona tu incontri, devi considerarla un’incarnazione della Divinità.” Dio è puro e senza attributi; una tale immacolata Divinità senza attributi è presente in ogni essere vivente. Tutti gli esseri umani sono, infatti, riflessi di tale Divinità onnipresente per cui ogni essere umano deve essere considerato l’incarnazione della Divinità e rispettato. Sebbene Dio sia onnipresente, Egli assume una forma particolare e serve gli esseri umani in vari modi.



“Come il sentimento, così il risultato”

Da questo istante, comprendete la verità in base alla quale tutte le forme e tutti i nomi sono Suoi e considerate chiunque vi troviate davanti un’incarnazione della Divinità. Se sviluppate un tale atteggiamento potete vedere Dio dovunque. Se andate a Mathurâ o a Dvârakâ potete constatare come la gente adori Krishna con lo stesso fervore devozionale sebbene Egli abbia abbandonato le Proprie spoglie mortali circa 5000 anni or sono. Quando Dio si incarna in forma umana, è spontaneo considerarLo un comune essere umano ma questo rapporto non è corretto. Io ripeto spesso che sono Dio ma vi ricordo che anche voi, in realtà, Lo siete; non dovete lasciare alcuno spazio alla confusione e a differenze d’opinione a questo riguardo: ciascuno di voi è in verità un’incarnazione della Divinità. Se sviluppate questa ferma convinzione, potete visualizzare Dio in ogni essere vivente. È solo tenendo a mente questo concetto che l’espressione delle Scritture Yad bhavam tad bhavati (“Come il sentimento, così il risultato”) assume significato. Inconsapevole della vera natura della Divinità, la gente si riferisce a particolari individui definendoli “padre”, “madre”, “zio” ecc., avendo in mente la loro forma fisica e la relazione fisica con loro. Se la gente è preda in tal modo dell’illusione, circa le relazioni fisiche, è destinata a confondersi sulla reale natura della Divinità.



Solo Dio esiste
Rivelando la propria Divinità onnipresente, il Signore Krishna una volta dichiarò che non esisteva nessun altro all’infuori di Lui nell’intero universo; la stessa verità è contenuta nella dichiarazione:



Ekam sat viprâ bahudhâ vadanti
“La Verità è una ma il saggio si riferisce ad Essa usando vari nomi”.



Per esempio, il numero 1 è solo uno. Se gli addizionate altri tre 1, esso diventa 4 e, addizionando altri numeri, si ottengono numeri diversi ma il primo numero rimane lo stesso, cioè 1. Questa è la Divinità e questo è ciò che intende affermare la profonda dichiarazione:



Ekoham bahusyâm

“Sono Uno: che Io divenga i molti”.



La gente spesso usa le due parole Deva (Dio) e Jîva (anima individuale) ma non esiste alcuna anima individuale! Tutti sono soltanto incarnazioni della Divinità! Sorge allora la domanda: “Perché la gente muore?” Dato che la gente non è capace di comprendere la natura immortale dell’Âtma che risiede nel corpo fisico, fa uso del termine “morte”. L’Âtma non conosce affatto la morte! Esso è immortale. Coloro che realizzano questa Verità si uniscono a Dio. Per coloro che non riescono a comprendere la Verità, il jîva resta jîvâ e il Deva resta Deva; in essi persiste la concezione dualistica.



Alcuni grandi assiomi delle Scritture
Qual è l’intimo significato della dichiarazione: Ekameva advitîyam brahma (Dio è Uno senza secondo)? In essa si intende che in questo universo non esiste alcun’altra Entità all’infuori di Brahma. Questa è la dichiarazione dei Veda. Le Upanishad spiegano la nostra vera natura tramite il mahâvâkya (il grande aforisma)



Tat tvam asi
“Tu sei Quello”.



In un altro mahâvâkya si dichiara:



Prajñânam brahma

“La Consapevolezza Suprema è Brahma”.



A chi si riferisce questa dichiarazione? Di nuovo al Dio Assoluto. Sia tutti i Veda sia le Upanishad proclamano il concetto non dualistico secondo cui Jîva e Deva sono una cosa, una cosa sola, ma nessuno si sforza di comprendere questa verità. Alla fine tutti credono che Dio sia separato da loro. Le persone fanno spesso distinzione fra le diverse forme della Divinità, per esempio Râma, Krishna ecc. Esse indulgono in sentimenti di differenziazione, perché cercano di identificarsi con una forma particolare ma, così facendo, si allontanano da Dio e continuano ad essere solo anime individuali. Tutte queste distinzioni esistono solo negli individui: Dio è solo uno. Infatti, Egli non è diverso da voi: Egli è in voi. Voi, in verità, siete Dio! Se così non fosse, per quale motivo i Veda dichiarerebbero: Tat tvam asi (Tu sei Quello)?



Eliminare i sentimenti di separazione
Dovete sviluppare la ferma convinzione che voi e Dio siete una cosa sola. Quando acquisite questa salda convinzione diventate uno con Dio. Voi, ad esempio, tenete molte foto di Sai Baba nella vostra stanza della pûjâ (stanza riservata all’adorazione - N.d.T.) ma in tutte le foto troverete lo stesso Dio fotografato in pose diverse. Se comprendete l’unità che sta alla base della Divinità, non resterà spazio per la confusione e potrete realizzare la Verità. Qualsiasi cosa Io dica è solo Verità ma, non essendone consapevoli, voi non riuscite a sviluppare fede in Essa. Molte persone oggi proclamano di essere “divine” facendo discorsi senza fine su questo concetto. CredeteMi, vogliono solo confondere i devoti. Infatti, solo se sviluppate una ferma fede nella dichiarazione che Dio è solamente l’Uno potrete realizzare la Verità. Chi è capace di comprendere questa verità non avrà né confusione né dubbi. Non usate parole aspre nel parlare a chicchessia; infatti al mondo non esistono nemici e non dovete considerare nemico nessuno né trattarlo male. Un giorno uno può esservi nemico ma un altro giorno potete diventare amici. Non dovete considerare nessuno separato da voi: tutti sono amici.



Giorno e notte sono una cosa sola
Incarnazioni dell’Amore!

Voi state adorando e pregando Dio con grande amore. Continuate ad amare Dio e sviluppate fede in Lui; solo così tutti i vostri dubbi verranno chiariti e riuscirete a comprendere pienamente la natura della Divinità. Il dubbio implica la dualità che è un sentimento di separazione fra voi e Dio. Infatti non esistono due entità come “Dio” e “voi”: tutto è “Io”, “Io”, “Io”! Abbiate fede nella Verità secondo cui “Dio è Uno senza secondo.” Per esempio: quante ore ci mostra un orologio? Dodici ore. Quando la lancetta è sulle dodici, procede verso l’1 sull’orologio e, quando arriva all’una, si muove verso l’ora successiva. Dunque, solo quando la lancetta passa sull’una si dirige verso le due. In modo simile, non c’è nulla che possa esser chiamato secondo: Dio è solo Uno. Tuttavia, quando desiderate invischiarvi nelle faccende del mondo, la dualità arriva. Infatti, per quanto riguarda la Divinità, non esiste dualismo. Talvolta sveglio i ragazzi che dormono nella Mia camera e chiedo loro: “Che ore sono?” ed essi dicono: “Le dodici, Swami!” Chiedo di nuovo: “Le dodici di giorno o di notte?” e i ragazzi rispondono: “Swami! Sono le dodici di notte.” Se, dunque, dodici ore del giorno vengono aggiunte a dodici ore della notte, diventano ventiquattro ma non ci sono ventiquattro ore; è solo perché il giorno viene seguito dalla notte che trovate ventiquattro ore. Perciò, non fate distinzione fra il giorno e la notte. Chi lavora per la ferrovia fa una distinzione di questo genere perché gli conviene dal punto di vista operativo. Per noi, la notte segue al giorno e questo comincia nuovamente dopo la notte. Sia il giorno sia la notte per noi sono uno.



Unità fondamentale

Quindi sviluppate una salda fede nel principio dell’Unità in tutto ciò che incontrate nel mondo. Dio è Uno e solo Uno. Se non sviluppate una salda fede in questo principio, è possibile che voi adoriate una forma di Dio e ne odiate un’altra. Dovete sempre attenervi al Principio di Unità di Dio. Questa è la Verità. Se non siete capaci di sviluppare questa fede, ignoratela e non fatene materia di discussione o diatriba. Non attribuite mai dualità a Dio: Dio è sempre Uno e solo Uno. Se riuscite a capire e a sviluppare una fede ferma nell’Unità di Dio, la vostra vita procederà scorrevolmente.

(Mostrando ai presenti un mazzo di fior,i Swami chiede: - N.d.T.) Che cos’è questo? È un mazzo formato da molti fiori tenuti insieme con l’aiuto di un filo cosicché essi assumono la forma di un mazzo. Sebbene i fiori siano di diverse varietà, il filo che li unisce è solo uno. Lo stesso principio è stato così espresso nei Veda:



Ekameva advitîyam brahma

“Dio è Uno senza secondo”.



L’esempio di cui sopra dimostra l’unità nella diversità. Se vi riferite a una persona singola, la definite “un uomo”; se vi riferite a un gruppo di persone riunite insieme, le chiamate “gruppo”. Sebbene ci sia una grande differenza nelle parole che usiamo per riferirci a una persona singola o a un gruppo, nella classificazione c’è una fondamentale unità. Questa Unità è la Divinità, cosa che non si deve mai dimenticare. Sfortunatamente, di questi tempi, la gente tende a guardare all’apparente diversità del mondo oggettivo ignorandone il sottostante principio di unità. Prendete per esempio i Pândava. Chi erano? I cinque fratelli Pândava erano i figli di Kuntî. Una madre ma cinque figli. Nel senso mondano comune, essi sono in numero di cinque. Potete non riuscire a capire questo principio di unità della Divinità ma, al momento giusto, quando con mente matura riuscirete a riconoscerlo, capirete che la Realtà è Una e non due. (Mostrando un fazzoletto: – N.d.T.) Questo è un fazzoletto! In esso si trovano molti fili tessuti insieme e, a seguito di questa tessitura, essi assumono la forma di un fazzoletto: il tessuto è uno e i fili sono molti. Si deve riconoscere il principio dell’unità nella diversità. Ci sono molti studenti raccolti in questa sala, e ciascuno appare diverso dagli altri, ma sono tutti studenti del college Shrî Sathya Sai. Si deve dunque aspirare a sviluppare l’Unità.

Cari studenti!

Sono estremamente felice di vedere tutti voi. Io ho molti compiti da svolgere e partecipo a molteplici programmi a partire dalla mattina fino a quando non vado a dormire. Sono molto felice e pieno d’energia. Non esiste nessun altro che goda di una Beatitudine come la Mia. Io sono sempre felice e contento, non presto attenzione né alla lode né al biasimo da qualsiasi parte provengano; essi sono solo la manifestazione esteriore dei sentimenti di qualcuno e Io non ho niente a che vedere con essi, non alimento nessun tipo di sentimento di separazione.



“Tutti sono Uno; siate equanimi con tutti.”



(Baba ha concluso il Discorso con il bhajan: “Govinda Krishna Jay…”)



Prashânti Nilayam, 9 ottobre 2005,
Sai Kulwant Hall,

Festività di Dasara



(Tratto dal testo inglese pubblicato sul sito internet dello

Shrî Sathya Sai Central Trust di Prashânti Nilayam)