DISCORSO DIVINO

Soham, la giusta Sadhana

12 ottobre 2002

'Brahma è il Creatore dell'intero Universo, Vishnu è il Sostenitore e Shiva il Distruttore di tutti i peccati. Questa è la Verità che Io vi rivelo'
(Poesia Telugu)

Incarnazioni dell'Amore!
Che cosa cerca l'uomo, immerso in quest'oceano di dolore, in questo vasto Universo senza limiti? Per quale motivo intraprende le pratiche spirituali (sadhana)? Alcuni cercano la realizzazione nelle cose del mondo; altri sprecano il loro tempo prezioso nel cercare di soddisfare i loro desideri. Altri ancora intraprendono il sentiero spirituale col desiderio di avere il darshan (la visione), il contatto ed il colloquio con la Divinità. Gli esseri umani contemplano Dio come Brahma, Vishnu e Maheswara. Ma Essi non sono dei in forma umana. Non hanno una forma, né sono situati in un luogo. Se si indaga sulla natura della loro forma diventa chiaro che essi hanno solo degli attributi, e nessun veicolo (upadhi) specifico.

Viene detto: "Dio è l'abitante di ogni essere vivente." Ma con quale forma? Come si fa a contemplare Dio in una forma invisibile? A che cosa serve una simile contemplazione? La Divinità è il vero e proprio respiro vitale che può essere percepito ed ascoltato. Come si può riconoscere e sperimentare il suono del respiro di Dio? Le Upanishad hanno dato a questo invisibile respiro Divino i nomi di 'Brahma' e 'Atma'. Ma non esiste spiegazione che possa chiarire
questi concetti astratti. Che cosa significa 'Divinità? Si può definire come il Divino, auspichevole respiro di 'soham', che emana da ogni essere umano. 'Soham' significa: 'Io sono Quello' (la Divinità). Il suono del respiro nell'essere umano, il 'soham', stabilisce la natura della Divinità. Se si cerca di contemplare la forma senza riconoscere il suono, non si riuscirà a capire la natura della Divinità. 'Soham' ha natura sattvica (pura, armonica). Questa qualità sattvica è il principio di Shiva. C'è un altro principio che emana dal respiro Divino, ed è il principio di Vishnu. Qual è la forma del Principio di Vishnu? Ciò che si sente nella mente. In altre parole, il Principio di Vishnu è la mente. Un'altra forma ancora
emerge dall'ombelico di Vishnu, ed è Brahma. I principi di Brahma, Vishnu e Maheswara emanano dal principio del Soham nell'essere umano stesso. In questa Trinità, Shiva è il principio del Soham, Vishnu è la mente e Brahma è la forma della parola. Questo significa che ogni parola che esce da un essere umano è Brahma; ogni decisione che emerge dalla mente è Vishnu ed ogni respiro che esce dal corpo è Isvara. Quindi, la Divinità pervade tutto il corpo. Il corpo vive fino a quando il respiro vitale emana dal corpo stesso. La mente è
fatta di decisione e negazione (o dissoluzione), e questo è il principio di Vishnu. Il Principio che esce dall'ombelico di Vishnu è Brahma. Qual è la causa prima di questo principio di Brahma? Esso consiste in 'ciò che attrae il suono.'
Viene detto che il suono è Brahma, che ciò che permea l'intero Universo, mobile ed immobile, è Brahma, e che la parola è Brahma.

Durga, Lakshmi e Sarasvati sono le incarnazioni di questi tre, cioè del suono, della pervadenza e della parola. In ogni respiro degli esseri umani c'è questo canto del 'soham'. Senza il canto del 'soham' il respiro non può esistere.Senza la mente, non può esistere decisione, e senza decisione non può aver origine la parola. Quindi, c'è una relazione di interdipendenza inseparabile fra il suono
'soham', la decisione della mente e la parola. Molta gente ha fatto enormi sforzi per riconoscere questa relazione, ma non si può arrivare a comprendere questo pricipio mediante la sadhana. Si può realizzare solo mediante l'autoindagine.
Oggi si fanno molti studi sulle Upanishad. Qual è l'essenza di queste Upanishad? L'essenza delle Upanishad è il principio di Unità nella diversità. Noi nutriamo e alimentiamo il corpo, ma a quale scopo?
Quale beneficio traiamo da questo nutrimento? In effetti, nessuno.
Finchè il corpo esiste lo dobbiamo nutrire. Assumiamo del cibo e dormiamo. Durante il sonno sperimentiamo la felicità. Ma quando ci svegliamo riusciamo a sperimentare la stessa felicità? No. Quindi, per sperimentare una beatitudine eterna, dobbiamo realizzare l'essenza delle Upanishad. La Divinità non ha nomi. Tutti i nomi e le forme appartengono a Dio. Non esiste un luogo in cui Egli non esista, né esiste un oggetto a questo mondo che non Gli appartenga.

Incarnazioni dell'Amore!
La natura essenziale della Divinità è l'Amore. Ma pochi fanno lo sforzo di riconoscere questo principio dell'Amore. Ci sono molti apparati nel corpo umano, quali il sistema digestivo, quello nervoso etc. Ma c'è un interruttore generale che controlla i sistemi di tutto il corpo. Gli occhi vedono molti colori e la lingua gusta molti sapori. Le orecchie sentono molti diversi tipi di suoni. Ma che cosa
c'è alla base di tutte queste esperienze? C'è il Principio Fondamentale, che permette l'esperienza di tutte queste cose. Il Principio Fondamentale si chiama Atma. È a causa di questo Principio Atmico che nel nostro cuore nascono tanti sankalpa (decisioni) e bhava (1).
Il cuore sono i Veda. I sankalpa sono le sruti (tradizioni tramandate oralmente, 'udite'), e l'essenza di queste sruti sono i Vedanta (la fine dei Veda, anche chiamati Upanishad). Quindi non si deve credere che i Veda siano là, in qualche posto distante. Il suono omnipervadente delle sruti è costantemente in noi, con noi, parte di noi. Dobbiamo riconoscere i suoni che si sprigionano dai Veda nei
nostri cuori. Negli ultimi tre anni avete sentito come i Pandit hanno cantato i Mantra Vedici in molte tonalità, nell'Auditorium Purnachandra.
Quando ascoltate i Mantra vi sentite felici, anche se non riuscite a capirne il significato. Il solo suono che si diffonde dal canto di questi Mantra vi rende molto felici. Per conoscere i veri significati delle parole di questi Mantra si deve entrare nel processo di autoindagine spirituale, nel profondo silenzio. Perché 'è solo nella profondità del silenzio che è possibile sentire la voce di Dio'.
Ieri nel Mio discorso ho parlato della natura intrinseca delle cose.
Come ha fatto la dolcezza ad andare nello zucchero di canna? Come ha fatto il gusto piccante ad andare nel peperoncino? Come ha fatto il sapore amaro ad andare nelle foglie di neem? Come ha fatto il profumo ad andare nei fiori di gelsomino? La chiamiamo 'natura'. No, no! È la Natura Divina ad esprimersi in queste forme.
Per capire la natura della Divinità dobbiamo dirigere la nostra mente alla contemplazione del Principio Trascendentale. Da dove proviene la mente? Proviene dalla decisione (sankalpa) e dalla negazione, o dissoluzione (vikalpa). A loro volta, esse provengono dal suono (sabda). Il suono è il vero Principio di Brahma. Il principio del 'soham' nel Principio di Brahma è il Principio Atmico, in essenza.
Quindi, per capire il Principio Atmico si deve riconoscere la natura del respiro Divino. 'Soham' viene chiamato anche 'Hamsa Gayatri. 'So' significa 'Quello', e 'ham' significa 'Io'. 'Soham', quindi, vuol dire 'io sono Quello'. Che cosa è 'Quello'? Che cosa proclama 'io sono Quello'? La mente? Se così fosse, la mente diventerebbe un ostacolo nella realizzazione del principio del 'soham', perché la
mente è una scimmia pazza. Come potreste progredire nel vostro viaggio spirituale, se doveste affidarvi ad uno strumento così instabile come la mente? La cosa non va vista in questi termini. La mente è in verità l'incarnazione di Vishnu, che è omnipervadente.
Senza questa mente non può esserci alcun 'respiro'. Infatti è solo in funzione del respiro vitale che la mente funziona. La comprensione di questi significati sottili dipende dai metodi di indagine. Se meditate sul 'soham', osserverete che il 'so' entra e l' 'ham' esce durante, rispettivamente, l'inalazione e l'espirazione.

Questo processo dev'essere osservato con attenzione. Qui 'so' si riferisce
al Pricipio Divino' e 'ham' all'ego. Mentre il Principio Divino entra nel nostro corpo, l'ego ci lascia. Quel Principio Divino dev'essere trattenuto con fermezza nel nostro corpo nel processo della 'ritenzione' (kumbhaka). Coloro che praticano la disciplina spirituale del Pranayama chiamano i tre processi 'puraka'
(inalazione), kumbhaka (ritenzione) e rechaka (esalazione) del respiro. Il Soham nell'Hamsa Gayatri consiste nell'inalare il respiro attraverso una narice cantando 'So' ed esalare il respiro attraverso l'altra narice cantando 'ham', trattenendo il respiro fra questi due processi per un certo tempo. Il metodo più efficace consiste nell'osservare rigidamente il tempo di durata dei tre processi
coinvolti nel 'soham'. Se non si osservano le durate, praticando il pranayama si mette in pericolo la propria stessa vita. Il tempo di durata dei tre processi dell'inalazione, della ritenzione e dell'esalazione devono essere perfettamente uguali. Il tempo è l'essenza della pratica del pranayama, in quanto Dio è l'incarnazione del tempo. Le nostre decisioni devono sempre avere una natura
sattvica. Per avere sempre decisioni pure (sattviche), il nostro respiro deve avere una natura pura. Quindi, i Principi di Brahma, Vishnu e Maheswara sono inseparabili e dipendenti l'uno dall'altro.
Sono uno e lo stesso. Dobbiamo cercare di capire la natura essenziale della loro unità.
Oggi nessuno è in grado di capire la natura essenziale delle Upanishad. Ci vorrebbe almeno un mese per descrivere, analizzare e comprendere il significato profondo di ciascuno dei versi delle Upanishad. Ogni parola ha molti significati e si deve scegliere il significato appropriato per ogni specifica situazione. Un piccolo esempio. Prendiamo un bambino piccolo. che è nella fase di apprendere a parlare. A quell'età, se dite la parola 'Rama'. lui la ripeterà
come 'Lama'. Quella è la corretta pronuncia alla sua età, relativamente alle sue possibilità, per quanto lo riguarda. Ma per noi è sbagliata. Solo se prendiamo in esame tutti i fattori, quali l'età, il tempo e la parola usata, possiamo decidere se è giusta o meno. Ci sono molti ragazzi istruiti. Se chiedete loro di pronunciare
la parola 'chapa' (stuoia) essi la pronunceranno 'chepa' (pesce).
Solo se si sa che cosa è una stuoia, si sarà capaci, nel contesto, di distinguere la parola 'chapa' da 'chepa'. Altrimenti, 'chapa' o 'chepa' non verranno distinte l'una dall'altra. Nell'episodio del Gajendra Moksha nel Bhagavata, il Signore Vishnu stava correndo ad aiutare un elefante che si trovava fra le fauci di un coccodrillo.
Sua moglie Lakshmi in quel momento si trovava al Suo fianco. Voleva chiederGli dove stesse precipitandosi a quel modo, ma non ne ebbe il tempo. La scena fu descritta meravigliosamente dal celebre poeta Pothana, a questo modo:

"Ella corse velocemente dietro al Signore Vishnu
per chiederGli che cosa stesse accadendo,
ma non era sicura che Lui avrebbe risposto.
Ansiosa e confusa, con i capelli ondulati
che si scioglievano mentre correva,
non riuscendo a raggiungerLo si sedette,
immersa nel silenzio.'

Ogni lingua ed ogni Paese descrive in modo poetico determinate situazioni, ad essi specifiche.

Cari studenti!
Se volete conoscere il significato delle Upanishad dovete affidarvi alle grandi anime che sono molto versate in esse. L'essenza di tutte le Upanishad deriva dal Principio di Brahma, il Quale si esprime a Sua volta attraverso la parola. Il Principio di Vishnu si basa sulla mente e consiste nei buoni pensieri. Se nella mente ci sono dei buoni pensieri, essi troveranno espressione attraverso delle buone parole.
Le buone parole, a loro volta, esprimeranno buoni significati. La Trinità di Brahma, Vishnu e Maheswara non è formata da tre entità separate. Brahma è il respiro, Vishnu è la mente e Maheswara è la Parola. L'unità di questi tre è il Principio Atmico.

Incarnazioni dell'Amore Divino!
Non riuscirete mai a capire questi concetti, se ve li ripeterò come sto facendo ora. È anche possibile che coloro che non conoscono il vero significato delle Upanishad abbiano delle idee errate a proposito. Le Upanishad devono essere insegnate in un ambiente pacifico, sacro e calmo. I Mantra devono essere cantati con un respiro pulito. C'è un Mantra particolare che viene prescitto dalle
Upanishad per ripulire il respiro, mentre viene spiegato il Principio Divino. Se cantate questo Mantra verranno curate molte malattie.
Innanzitutto il respiro diventerà pulito.I blocchi del sistema vascolare verranno rimossi ed il sangue scorrerà liberamente; il suono che esce dalla vostra gola verrà purificato. Però questi Mantra devono essere cantati con la corretta intonazione. Solo allora il vero significato di questi mantra vi verrà rivelato. Tutta la natura del corpo sarà rivelata dall'essenza delle Upanishad. Come fa la
lingua a riconoscere un sapore? La lingua è capace di distinguere i gusti diversi dei molteplici cibi. Com'è possibile? Ci sono innumerevoli papille gustative sulla lingua, per mezzo delle quali essa è in grado di distinguere i vari sapori. E ci sono innumerevoli raggi di luce negli occhi. Ma i Mantra delle Upanishad, se cantati correttamente, sono in grado di curare molte malattie fisiche. E se
poi ne capite il significato, il vostro stesso comportamento subirà un tremendo cambiamento. Ed insieme a questo cambiamento, i sentimenti sacri si faranno strada nel vostro cuore. Infine, questi sentimenti sacri verranno espressi dalle vostre parole.

Incarnazioni dell'Amore Divino!
Ci sono molte parole nelle lingue del mondo. Ed hanno anche molteplici significati. Ma fra le parole ed il loro significato deve sussistere una relazione intima. Non vi serve a nulla sprecare il vostro tempo a dilungarvi sui significati. Diventa un esercizio di futilità, specialmente in campo spirituale. Nel cantare i mantra, il suono è molto importante: esso dev'essere appropriato. Io cito spesso l'esempio di chi canta il Mantra 'Om'. Molta gente lo canta in modo
non corretto, meccanicamente. Il canto di questo mantra dev'essere fatto con tre lettere, 'O' che viene cantato dalla gola, 'U', dalla lingua ed 'M', dalle labbra. Il suono combinato di queste tre lettere, 'OM', esce dall'ombelico. Molti, quando viene loro chiesto di cantare la 'OM' cantano le lettere separatamente. Questo non è ciò che viene richiesto. Le tre lettere devono essere cantate
simultaneamente, all'unisono. Il canto dell'Omkara può essere paragonato al decollo, al librarsi in volo ed infine all'atterraggio di un aeroplano. È solo quando un mantra viene cantato in modo appropriato che potete ricavarne buoni sentimenti. Molti mi dicono:
"Swami, canto la 'Om' da molti anni, ma non riesco comunque ad avere una fede stabile". Sì, lo so. Com'è possibile, se non la cantate con la corretta intonazione e non ne capite il vero significato?
Le Upanishad sembrano molto difficili da capire. Ma se conoscete i significati dei vari concetti non c'è niente di più semplice. Chi ha perso i denti avrà molte difficoltà a cantare i vari mantra. Anche il suono, nel canto dei mantra, risulterà erroneo. Allora, non cantate i mantra a voce alta, ma fatelo dentro di voi. Nella musica, alcuni si concentrano sulle note. Essi cambieranno nota per accordarsi con ciò che sentono. Essi sanno che se la voce non è accordata con lo
strumento diventa 'discordante'. Per evitarlo, si deve controllare anche il proprio corpo. Avrete osservato molta gente che canta i Bhajan. Quando cantano a voce alta la loro intonazione cambia. Questo non deve succedere, la voce deve rimanere sotto il vostro controllo.
Alcuni, cantando i canti devozionali, chiudono gli occhi. Altri alzano un occhio mentre l'altro resta ad un livello più basso. Tutte queste contorsioni offrono un'immagine sgraziata. Per questo motivo alcuni, mentre suonano l'armonium, ci tengono sopra un piccolo specchio, per osservarsi le labbra, gli occhi etc. Se la canzone non è cantata con la giusta intonazione possono così vedere che la
propria faccia è sgraziata. Si sentiranno essi stessi disgustati da essa. Anche la postura è importante mentre si canta un Bhajan o un Kirtan. Non si devono rendere gli altri infelici, obbligandoli ad assistere alle contorsioni delle nostre facce. Nel fare questo genere di cose è necessaria una concentrazione assoluta. Spesso si compiono certi atti inavvertitamente. Per esempio, si indulge in una conversazione mentre si bevono un tè o un caffè. Così il latte o il
caffè si verseranno sul nostro vestito, imbrattandolo, o ci andranno di traverso. Non dobbiamo mai parlare mentre stiamo bevendo o mangiando. Nei tempi antichi i grandi Saggi mantenevano il silenzio durante i pasti, o mentre bevevano. Non solo: cantavano invariabilmente il mantra seguente prima di cominciare a mangiare:

Brahmarpanam Brahma Havir
Brahmagnau Brahmanahutam
Brahmaiva Thena Ganthavyam
Brahma Karma Samadhina

Voi affermate che il cibo è un'offerta a Brahma. Ma dov'è Brahma? È dentro di voi. Ecco perché Dio risponde immediatamente da dentro:

Aham Vaishvanaro Bhutva
Praninam Deahamasritah
Pranapana Samayuktah
Pachamyannam Chathurvidham

Se parlate mentre mangiate il sistema digestivo ne risulterà danneggiato, e dovrete confrontarvi con molte malattie. Pregate Dio in silenzio, ad occhi chiusi, e solo dopo cominciate a mangiare. La maggior parte dei bambini non conosce questa regola. Assumete il vostro cibo in silenzio, in un'atmosfera tranquilla. Non scherzate, non parlate e non spettegolate, non ridete e non urlate mentre state mangiando. Queste sono alcune precauzioni da prendere per condurre
una vita felice.

Incarnazioni dell'Amore Divino!
Voi parlate di pratiche spirituali (sadhana). Ma le pratiche spirituali non sono così facili. È più facile ripetere i nomi delle nove forme della devozione (Bhakti), quali sravanam, keerenam, etc.
Quando arriverete all'ultimo gradino, quello della resa di sé a Dio (Atmanivedanam) ? Sarà possibile dopo che avrete stabilito una vera amicizia con Dio. Molti non sanno che cosa sia una vera amicizia.
Alcuni credono che significhi scambiarsi i saluti, 'ciao ciao!' etc.
Che valore ha dirsi 'ciao ciao'? Nessuno. Non significa proprio nulla. È solo un accostamento casuale, non un'amicizia. L'amicizia presuppone un' inseparabile relazione tra due individui. I loro corpi possono essere diversi, ma il loro Principio è uno e lo stesso. Se i due hanno diversi pensieri e sentimenti, non è amicizia. Viene detto:
'Un uomo con una mente dualistica è mezzo cieco'. Dove ci sono due diversi tipi di pensiero, là c'è una mente dualistica. Come potete contemplare la Divinità con una mente dualistica? I bambini prendono le pratiche spirituali molto sul serio. Tenendo conto del loro serissimo spirito di indagine, desidero elaborare questo aspetto. Non abbandonate mai il sentiero sacro. Ce la potete fare sicuramente. Non sprecate il tempo. State perdendo molto tempo in attività inutili. Il tempo è la vostra vita. Viene detto:'Il tempo è tutto.' Se sciupate
il tempo, che è prezioso, indulgendo in cose futili e profane, chi ve lo restituirà?. È solo per santificare il tempo che Dio vi ha dato un determinato periodo di vita. Se canalizzate i vostri pensieri nel giusto sentiero, le vostre azioni saranno giuste. Il tempo, le azioni, le cause e il dovere devono essere armonizzati fra loro e diventare una cosa sola. Che cos'è il corpo umano, dopo tutto? È solo una bolla d'acqua. Può scoppiare in ogni momento. È destinata a
morire un giorno - oggi, domani o il giorno dopo. Non dobbiamo angustiarci per questo corpo perituro, in quanto quel che è nato è destinato a morire. Non dobbiamo pertanto dare troppa importanza a questo andare e venire. Dobbiamo sforzarci di realizzare ciò che non ha né nascita né morte; ciò che è sacro e ciò che è profano; che cosa contiene la felicità e che cosa non la contiene. Che cosa sono le difficoltà? Secondo Me, le difficoltà sono migliori del piacere e delle comodità. Non è prudente pregare per chiedere felicità e
comodità. La saggezza che guadagnate nei tempi difficili non è disponibile nei momenti felici. Se chiedete ad un'anima realizzata o ad un santo come ha potuto acquisire questa grande saggezza vi risponderà che ha dovuto attraversare molte traversie e sottostare a molti dolori, e che in conseguenza a questo ha acquisito la saggezza.

Oggi la gente desidera avere la liberazione senza sottostare ad alcuna difficoltà: com'è possibile? Dovete lavorare duramente. Mentre state seduti da qualche parte a godervi le cose, potrete pensare che le difficoltà siano dolorose. Ma è solo dopo esser passati per le difficoltà che gioite della felicità.
Una volta Krishna andò da Kunti, per sapere come stava. Kunti Gli chiese: "Krishna, quando sei arrivato? Come sta andando la guerra?"
Krishna rispose: "Madre, la nascita e la morte, il bene ed il male - queste cose sono comuni a tutti. Dimenticati queste cose. Dimmi che cosa vuoi." Allora Kunti fece a Krishna questa richiesta: "Figlio mio, fino a quando lascerò questo corpo e mi unirò ai Tuoi piedi di Loto, continua a darmi dei dolori!" Krishna chiese: "Oh, madre! Hai avuto problemi sin da quando hai sposato il re Pandu. Non ti basta?
Perché chiedi altre pene?" Allora Kunti rispose: "Oh, Krishna, Tu non conosci la felicità che consiste nel superare le difficoltà: godo della Tua presenza continua. Solo io lo so. È perché ho avuto tutte quelle difficoltà che gioisco della Tua continua presenza. Tutti i miei figli si sono guadagnati la Tua Grazia. I figli nati dal mio grembo sono diventati depositari della Tua Grazia Divina. Questo
basta già a darmi una grande gioia. A che cosa servono molti figli, se non hanno la Tua Grazia? Che felicità me ne deriverebbe?"

"Il re Dhritarashtra ebbe molti figli ma alla fine quale fu il suo destino? Il Saggio Suka non era sposato e non aveva figli, ma ebbe forse a soffrirne...? (Poesia Telugu)

"Non c'è felicità nell'avere figli e non si perde niente a non averne. I figli che nascono devono portare buon credito alla famiglia. Devono comportarsi bene nella vita. Devono frequentare buone compagnie. I miei figli sono sotto il Tuo ombrello Divino.
Dalla mattina alla sera ripetono continuamente il Tuo Nome Divino.
Quale maggiore felicità potrei desiderare? Prego di poter continuare a godere di questa gioia. Oh, Krishna...!" Le madri d'oggi pregherebbero così? Chiedono difficoltà? No, no. Vogliono figli maschi, ma non desiderano che vivano alla Divina presenza di Dio.
Hanno paura di una simile prospettiva. A che cosa serve che si siedano da qualche parte, senza raggiungere la presenza di Dio? Lo scopo della nascita umana è raggiungere i Piedi di Loto del Signore.

"Quando avrai afferrato ciò che doveva essere afferrato,
Non lasciare la presa fino a quando non avrai successo,
Quando avrai desiderato ciò che dovevi desiderare,
Tieni duro fino a quando il tuo desiderio non sarà esaudito,
Quando avrai chiesto ciò che dovevi chiedere,
Non mollare fino a quando non avrai ottenuto ciò che avevi chiesto,
Quando avrai pensato ciò che dovevi pensare,
Vai avanti fino a quando non avrai avuto successo,
O Dio dovrà cedere alla tua preghiera
O tu dovrai chiedere intensamente e con tutto il cuore
Questa è la strada che un vero devoto deve perseguire."
(Poesia Telugu)

Nella vita dovremo confrontarci con molti dolori, perdite e difficoltà. Non dovete tenerne conto. Dobbiamo sempre considerare la Presenza Divina come il più grande tesoro che cerchiamo. Dovete sviluppare una fede incrollabile e riporre la fede e la devozione nell'eterna verità, che è la Divinità. Questa è la sola cosa per cui dovete pregare. La vostra devozione dev'essere stabile, pura ed
altruista. La gente vuole la devozione esattamente come vuole qualsiasi altra cosa nel mondo oggettivo. Com'è possibile? Avete solo una bocca e volete bere acqua e latte contemporaneamente. Non è possibile.

'Perciò dovete desiderare solo una cosa: la Divinità. Se sviluppate il desiderio di Dio, Egli stesso si prenderà cura delle vostre necessità. La Presenza Divina vi darà la vera felicità: essa è l'unica felicità permanente che esiste al mondo.'

Non c'è dolore, né infelicità né preoccupazione nella Presenza Divina. Qualcuno è venuto da Me e Mi ha chiesto: "Swami, sono un devoto di Dio. Perché sono sempre profondamente triste?" Gli ho risposto: "Se sei veramente un devoto, come puoi essere triste? Ciò che deriva da Dio è solo felicità, e non tristezza. Se dici di essere triste, c'è qualcosa di sbagliato. Dio dà sempre solo felicità e
beatitudine. Non c'è niente di simile alla tristezza in Dio. Quella che tu sperimenti non è la tristezza di Dio. Devi averla presa da qualcun altro e la attribuisci a Dio. Non è corretto. Dio è l'incarnazione della beatitudine. Egli dà sempre e solo felicità.
'L'eterno Atma che si trova in tutti gli esseri è parte del Mio essere': questa è la dichiarazione del Signore Krishna. Tu, che sei parte della volontà divina, prendi solo sentimenti divini. Può il cibo benedetto di Dio essere amaro? No, mai. Ma la gente lo crede, a causa della propria ignoranza. Madhwacharya, il grande esponente del dualismo, viveva nella regione del Kannada. Era un grande devoto del Signore Krishna. Una volta disse ai propri discepoli che dovevano
osservare un digiuno per celebrare l''ekadashi vrata' (rito dell'undicesimo giorno della fase lunare, sacro a Vishnu). Essi cominciarono quel giorno stesso, e per tre giorni osservarono un digiuno completo, senza assumere né cibo, né acqua, e stettero in contemplazione di Dio. Il terzo giorno Madhwacharya apparve loro in sogno e disse: " Miei cari discepoli, questa non è una 'sadhana'. Voi
vi dovete attenere ai princìpi, ai Piedi Divini del Signore Krishna, e non alle formalità. Altrimenti, come potrete santificare le vostre vite? È questo ciò che io ho praticato in tutta la mia vita."

La gente digiuna per tre giorni per osservare l' 'ekadashi vrata'. Al quarto giorno preparano quaranta gustose frittelle. E questo sarebbe 'ekadashi vrata'?? Non è corretto. Al quarto giorno dovete aggiungere amore alla vostra sadhana! Una volta che coltivate amore per Dio, dimenticherete la fame e la sete. Il Saggio Viswamithra portò Rama e Lakshmana nella foresta affinché proteggessero il rito sacrificale (yajna) che lui doveva fare. Rama e Lakshmana. figli del re Dasaratha, a quel tempo erano in tenera età. Fino ad allora non si erano mai trovati davanti ad alcuna difficoltà. Dasaratha era molto
preoccupato per come si sarebbero trovati nella foresta. Quando arrivarono sulle rive del fiume Sarayu, Viswamithra volle insegnar loro i mantra di 'bala' ed 'athibala', che li avrebbero resi insensibili alla fame ed alla mancanza di sonno. Essi seguirono con gioia il saggio Viswamithra che li iniziò ai due mantra. Ma il saggio Viswamithra non sapeva, forse, che Rama era un Avatar? Se lo sapeva,
perché lo iniziò ai due mantra? Molti si fanno questa domanda. È vero che Rama e Lakshmana erano Divini. Ma, avendo preso una forma umana, avevano bisogno di mangiare e dormire. Perciò, affinché non avessero a soffrire della mancanza di cibo e di sonno, Viswamithra li iniziò ai mantra 'bala' ed 'athibala'. Se non ci si deve preoccupare di mangiare e dormire, si può perseguire senza limiti di tempo la pratica spirituale. Si può raggiungere tutto. Persino i demoni più terrificanti possono essere distrutti in battaglia. Ecco perché il Saggio Viswamithra li iniziò a quei due mantra. Dopo aver camminato per un po', Lakshmana chiese perché erano stati iniziati a questi due mantra. Viswamithra rispose: "Miei cari figlioli, voi siete in tenera età. Non potete sopportare la fame, o la mancanza di sonno. Se i demoni vi avessero affrontati mentre mangiavate o dormivate sareste stati nei guai. Dovete essere sempre vigili e all'erta. Questi due mantra vi sollevano dalla fame e dal sonno.' Le grandi anime
insegnano i mantra per stabilire la pace nel mondo. Perciò non si devono fare domande sciocche, del tipo: "Ma Viswamithra non sapeva che Rama era un'Avatar?" I mantra vennero loro insegnati tenendo presente la necessità del momento.

Bhagavan ha concluso il Suo Discorso Divino cantando il Bhajan:
'Prema Muditha Manase Kaho...'

Prasanthi Nilayam, Sai Kulwant Hall, 12 ottobre 2002


Note:

1)Bhava:nascita, esistenza fenomenica, il divenire; esperienza relativa al mondo oggettuale; l'atteggiamento devozionale nei riguardi della Divinità o dell'Ideale spirituale.

(Note tratte da: 'Glossario Sanscrito', ed. Asram Vidya, Roma)